Mano di un professionista posa un blocco di legno tra due sostegni su una scrivania con documenti finanziari.

Richiesta di finanziamento aziendale: come prepararla prima di presentarla alla banca

Il punto di partenza

€ 500.000

Un importo definisce una quantità. Non ancora la struttura dell’operazione.

Prima della banca

Il fabbisogno diventa una richiesta valutabile quando tutti gli elementi descrivono la stessa operazione.

La struttura della richiesta

Gli stessi 500.000 euro possono essere strutturati in modi diversi.

Finalità
Importo
Durata
Rimborso
Documenti
Coerenza Richiesta valutabile

Quando un importo non basta a formare una richiesta di finanziamento aziendale

«Ci servono 500.000 euro.» Molte richieste di finanziamento aziendale nascono così nel primo colloquio con la banca. Molte, per la stessa ragione, si arenano prima di arrivare a una decisione creditizia. Per l’imprenditore quella cifra riassume un problema concreto che conosce nei dettagli. Per l’intermediario è un importo privo delle informazioni necessarie a valutarlo: non dice che cosa verrà finanziato, in quanto tempo l’impiego delle somme produrrà la cassa necessaria a restituirle, quale flusso sosterrà le rate né come il nuovo debito si sommerà a quello già in essere.

La distanza fra queste due letture discende dal modo in cui è costruito il processo del credito. Gli orientamenti EBA in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti (EBA/GL/2020/06), attuati dalla Banca d’Italia come orientamenti di vigilanza con la nota n. 13 del 20 luglio 2021, prevedono che la banca, per valutare il merito creditizio di un’impresa, disponga di informazioni documentate almeno su finalità del prestito, redditi e flussi di cassa, posizione finanziaria e impegni in essere (incluse le attività date in garanzia e le passività potenziali), modello di business, piani aziendali corredati da proiezioni finanziarie, garanzie e documentazione specifica dell’operazione.

Una richiesta priva di questi elementi lascia all’intermediario due possibilità. Può ricostruirli con ipotesi proprie, di norma più prudenti di quelle che l’impresa avrebbe potuto documentare; in alternativa può sospendere la valutazione in attesa di integrazioni. In entrambi i casi l’impresa perde il controllo della rappresentazione della propria operazione.

Una richiesta valutabile correttamente è quindi una struttura coerente, nella quale finalità, importo, durata, rimborso, documenti e scenario prospettico descrivono la stessa operazione. Molte richieste risultano deboli senza che l’impresa sia necessariamente non finanziabile: lo sono perché fabbisogno, importo, durata e documentazione non raccontano la stessa storia. Questo articolo descrive come si ottiene tale coerenza, che cosa osserva l’intermediario e perché la stessa somma, strutturata in altro modo, può produrre una lettura della sostenibilità sensibilmente differente.

Che cosa osserva l’intermediario

Il quadro prudenziale europeo offre una traccia utile per capire che cosa accade dopo la presentazione della domanda. Per i prestiti alle micro e piccole imprese gli orientamenti EBA prevedono che la banca valuti la capacità attuale e futura del debitore di adempiere, considerando come fonte primaria di rimborso i flussi di cassa della gestione ordinaria e ponendo l’accento su redditi e flussi futuri realistici e sostenibili piuttosto che sulle garanzie disponibili. Nella valutazione rientrano tutti gli impegni finanziari dell’impresa: le linee utilizzate e quelle accordate ma non utilizzate, il comportamento di rimborso passato, gli eventuali debiti verso l’erario e gli enti previdenziali. La valutazione va inoltre condotta in relazione alle caratteristiche del prestito, a cominciare da natura, scadenza e tasso.

Accanto all’analisi finanziaria gli orientamenti richiedono l’esame del modello di business in relazione alla finalità del prestito: la fattibilità del piano e delle proiezioni rispetto al settore, la dipendenza da contratti, clienti o fornitori chiave e l’eventuale dipendenza da figure chiave dell’organizzazione. È prevista anche una verifica della sostenibilità del rimborso in condizioni avverse plausibili, proporzionata al tipo e alla finalità del prestito, che per le imprese medie e grandi assume la forma di un’analisi di sensitività articolata su eventi quali la riduzione dei ricavi o dei margini, il fallimento di controparti rilevanti e l’aumento del costo del finanziamento.

Da questa impostazione derivano due conseguenze pratiche. La prima è che la domanda implicita dietro ogni istruttoria riguarda la cassa futura: l’intermediario vuole capire da quale flusso, in quale periodo e con quale margine di sicurezza il debito verrà rimborsato. La seconda è che il giudizio non riguarda soltanto l’impresa ma l’accoppiamento fra impresa e operazione. La stessa impresa può presentare un profilo sostenibile per un finanziamento a sei anni destinato a un macchinario e un profilo critico per un prestito a diciotto mesi destinato a coprire un fabbisogno che si protrarrà nel tempo.

Occorre però evitare di trasformare questa traccia in una regola uniforme. Gli orientamenti disciplinano i processi interni delle banche e lasciano a ciascun intermediario la definizione della propria propensione al rischio, delle politiche creditizie, dei modelli di rating e dei limiti; ogni richiesta viene infatti confrontata con i criteri di concessione dell’istituto che la esamina. Due banche possono quindi leggere diversamente la medesima operazione. I fattori che compongono la bancabilità aziendale interagiscono fra loro con pesi che variano da un intermediario all’altro. Ciò che l’impresa controlla è la qualità e la coerenza delle informazioni che mette a disposizione, non l’esito della valutazione.

Dal contenuto al caso concreto GrifoFinance · Mediazione creditizia
Prima della richiesta

Hai un fabbisogno finanziario? Proviamo prima a dargli una struttura.

Sapere quanto capitale serve è solo il primo dato. Finalità, importo, tempi e capacità di rimborso devono essere coerenti tra loro perché un’esigenza finanziaria possa diventare un’operazione leggibile. Puoi sottoporre a GrifoFinance gli elementi essenziali del tuo caso per un primo inquadramento.

Fabbisogno

Che cosa deve finanziare l’operazione e con quale obiettivo.

Coerenza

Importo, tempi e struttura vengono letti nel loro insieme.

Percorso

Si valuta l’eventuale avvio della mediazione creditizia.

Sottoponi gli elementi essenziali dell’operazione

Non inviare documentazione in questa fase: bastano poche informazioni per consentire un primo inquadramento.

Primo contatto · senza impegno
Non inserire documenti, dati particolari o informazioni personali non necessarie.
Primo contatto diretto con GrifoFinance

GrifoFinance opera quale mediatore creditizio iscritto all’OAM al n. M538.

Il primo contatto ha finalità di inquadramento dell’esigenza e non costituisce concessione di credito, approvazione di un finanziamento, promessa di erogazione né garanzia del relativo esito. L’eventuale concessione del credito e le relative condizioni sono determinate dagli intermediari finanziatori.

Il fabbisogno viene prima dell’importo

Il primo errore nella preparazione di una richiesta consiste nel partire dalla cifra. L’importo è l’ultimo elemento da definire perché deriva dalla natura del fabbisogno, dalla quota che l’impresa può coprire con risorse proprie e dal tempo durante il quale le somme resteranno impiegate.

Un fabbisogno finanziario può avere origini molto diverse: un investimento in beni strumentali che produrrà margini per molti anni, un aumento del capitale circolante legato alla crescita del fatturato o all’allungamento dei tempi di incasso, un picco stagionale destinato a riassorbirsi, la necessità di riequilibrare una struttura del debito sbilanciata sul breve termine. Ognuna di queste origini richiede una forma tecnica, una durata e una fonte di rimborso differenti. Confonderle significa presentare all’intermediario una richiesta internamente contraddittoria.

Un caso merita particolare attenzione: la tensione di liquidità che si presenta come fabbisogno ma costituisce in realtà un sintomo. Quando la cassa manca perché i clienti pagano sempre più tardi, perché il magazzino cresce più delle vendite o perché investimenti passati sono stati finanziati con linee a breve, un nuovo finanziamento generico sposta il problema senza risolverlo. In queste situazioni una richiesta credibile parte dall’analisi della causa (come approfondito a proposito dei problemi di liquidità) e solo dopo individua lo strumento.

Lo strumento che rende visibile la natura del fabbisogno è il prospetto fonti e impieghi. Sul lato degli impieghi elenca che cosa deve essere finanziato e per quanto tempo le somme resteranno immobilizzate; sul lato delle fonti indica come il fabbisogno viene coperto: mezzi propri, autofinanziamento, debito a medio-lungo termine, linee a breve, eventuali contributi o agevolazioni. La quota coperta con risorse proprie ha un doppio significato: riduce l’importo richiesto e può segnalare all’intermediario che il rischio dell’operazione è condiviso da chi la propone.

Finalità, durata e fonte di rimborso

Una volta chiarito il fabbisogno, la richiesta deve rendere esplicita una catena di coerenza: finalità, durata, fonte di rimborso. Il principio di fondo, alla base di ogni analisi della struttura finanziaria, è la correlazione fra fonti e impieghi. La durata del finanziamento dovrebbe essere compatibile con il tempo necessario perché l’impiego generi i flussi destinati al rimborso: un investimento che produce margini in otto anni finanziato con debito da restituire in diciotto mesi può essere economicamente valido e contemporaneamente generare una crisi di liquidità.

Lo schema seguente sintetizza le relazioni più frequenti. Ha valore orientativo: la forma tecnica concretamente disponibile dipende dall’intermediario, dal settore, dal profilo dell’impresa e dalle eventuali garanzie pubbliche.

Struttura finanziaria

A ogni fabbisogno la sua struttura

Finalità, durata e fonte di rimborso devono essere lette insieme: la forma tecnica è una conseguenza della natura del fabbisogno.

01 Finalità 02 Forma tecnica tipica 03 Durata coerente 04 Fonte di rimborso
Investimento in beni strumentali Finanziamento a medio-lungo termine, leasing Commisurata alla vita utile e al periodo di rientro dell’investimento Margini incrementali generati dal bene e flusso operativo complessivo
Aumento del circolante legato a commesse o fatturato Anticipo fatture, factoring, linee autoliquidanti Legata al ciclo di incasso dei crediti Incasso dei crediti commerciali sottostanti
Fabbisogno stagionale Linee a breve, finanziamenti a breve con rimborso concentrato Allineata al ciclo stagionale Cassa generata nel periodo di picco delle vendite
Immobile strumentale Mutuo ipotecario, leasing immobiliare Lungo periodo Flusso operativo; l’immobile opera come garanzia
Riequilibrio del debito a breve Consolidamento a medio termine Commisurata alla capacità di rimborso prospettica Flusso operativo liberato dalla riduzione delle tensioni sul breve
Principio di lettura

La colonna meno considerata è l’ultima. Indicare la fonte di rimborso obbliga l’impresa a rispondere esplicitamente alla domanda centrale dell’istruttoria; una risposta sostenuta da numeri sposta il confronto dal terreno delle impressioni a quello delle ipotesi verificabili. Per i beni strumentali anche la scelta fra leasing o finanziamento risponde alla stessa logica di coerenza fra durata e impiego.

Un’incoerenza può emergere quando un fabbisogno strutturale di capitale circolante viene finanziato con un prestito chirografario a rate costanti senza verificare se la velocità di ammortamento del debito sia compatibile con quella di riassorbimento del fabbisogno. La scelta può essere razionale, per esempio quando il circolante è cresciuto stabilmente o quando si consolida un fabbisogno permanente finanziato in precedenza con linee inadatte. Diventa problematica quando il fabbisogno permane finché dura l’attività che lo genera: in quel caso l’impresa sottrae ogni anno al flusso operativo una quota di capitale che resta immobilizzata in crediti e scorte, rimborsando il debito mentre il fabbisogno che lo aveva originato continua a esistere. Il caso numerico più avanti mostra l’effetto di questa scelta sul servizio del debito.

Importo e capacità di debito residua

L’importo corretto è quello che copre il fabbisogno netto dopo il contributo delle risorse interne, determinato con margini prudenziali espliciti. Una richiesta sottodimensionata espone l’impresa al rischio di dover tornare in banca dopo pochi mesi con un’operazione integrativa, circostanza che viene spesso letta come difetto di pianificazione. Una richiesta sovradimensionata, priva di una destinazione documentata per l’eccedenza, indebolisce la coerenza fra importo e finalità e riduce il margine di copertura del servizio del debito.

Se l’impresa dispone di liquidità, l’intermediario può chiedersi perché non venga impiegata a copertura del fabbisogno. La risposta richiede di distinguere la cassa operativa minima necessaria alla gestione, le eventuali somme vincolate e gli effetti della stagionalità: non tutta la liquidità esposta in bilancio è realmente disponibile per finanziare l’operazione né per essere portata in diminuzione del debito nel calcolo della posizione finanziaria netta.

Esiste poi una considerazione che va oltre la singola pratica. La capacità di indebitamento non coincide con il massimo finanziamento ottenibile oggi: ogni euro di debito assorbe una parte della capacità di rimborso futura e riduce lo spazio disponibile per operazioni non ancora pianificate. La teoria dell’ordine gerarchico delle fonti (pecking order), formulata da Stewart Myers e Nicholas Majluf nel 1984, spiega sulla base delle asimmetrie informative fra impresa e finanziatori perché le imprese tendano a privilegiare le risorse interne e, quando serve finanza esterna, il debito rispetto al capitale di rischio. Il valore dei margini finanziari inutilizzati è un concetto collegato ma distinto: indica che la capacità di debito non impiegata funziona come una riserva di flessibilità, capace di proteggere l’impresa da uno shock sui flussi o di permetterle di cogliere un investimento imprevisto senza dover ricorrere a finanza esterna in condizioni sfavorevoli. Si tratta di chiavi di lettura teoriche con un supporto empirico discusso, da applicare al caso concreto con prudenza.

Il caso: gli stessi 500.000 euro, due richieste diverse

Esempio ipotetico. Tutti i dati sono costruiti a fini esemplificativi; il tasso del 5% applicato a entrambe le operazioni è un’ipotesi di calcolo e non un riferimento di mercato.

Una PMI manifatturiera con ricavi di circa 6 milioni di euro ha acquisito una commessa pluriennale. Per servirla deve installare una nuova linea di produzione e sostenere un capitale circolante più elevato. Il servizio del debito già in essere (quota capitale più interessi) ammonta a 250.000 euro annui. Il fabbisogno complessivo è di 500.000 euro: 320.000 euro per la linea di produzione, la cui vita utile stimata supera i sei anni, 40.000 euro per installazione e avviamento, 140.000 euro di capitale circolante aggiuntivo (scorte e crediti verso il committente) destinato a restare impiegato per tutta la durata della commessa.

Nella richiesta A l’impresa chiede un finanziamento chirografario di 500.000 euro a cinque anni con finalità indicata come «liquidità e investimenti». Al tasso ipotizzato la rata annua è di circa 115.500 euro.

Nella richiesta B gli stessi 500.000 euro vengono articolati in due componenti: un finanziamento di 360.000 euro a sei anni destinato all’investimento, con rata annua di circa 70.900 euro allo stesso tasso, e una linea autoliquidante di 140.000 euro sui crediti della commessa, il cui capitale si rimborsa con l’incasso delle fatture sottostanti. Sulla linea si stima un costo per interessi di circa 7.000 euro annui in caso di utilizzo pieno.

Il flusso disponibile per il servizio del debito, a regime, è ricostruito partendo dall’EBITDA. Lo scenario di stress ipotizza una riduzione dell’EBITDA del 15% e un allungamento dei tempi di incasso che porta l’assorbimento di circolante ordinario da 20.000 a 50.000 euro, con un carico fiscale ridotto per effetto del minor risultato.

Caso numerico · stessi 500.000 euro

Dall’EBITDA al DSCR: come cambia la copertura

Valori in migliaia di euro. Il confronto utilizza lo stesso flusso disponibile e due differenti strutture del servizio del debito.

Dal margine operativo alla cassa disponibile

migliaia di euro
EBITDA
680
578
Imposte
−100
−80
Investimenti di mantenimento
−80
−80
Variazione del circolante ordinario
−20
−50
Flusso disponibile per il servizio del debito
480
368
Stessa cassa cambia il servizio del debito richiesto dalle due strutture

Due strutture, due livelli di copertura

servizio del debito e DSCR

Richiesta A

Servizio del debito 250 + 115,5 365,5 mila €
DSCR copertura del debito
Scenario base 1,31
Scenario di stress 1,01

Richiesta B

Servizio del debito 250 + 70,9 + 7,0 327,9 mila €
DSCR copertura del debito
Scenario base 1,46
Scenario di stress 1,12
Cosa cambia

Il flusso disponibile è identico nelle due ipotesi: 480 mila euro nello scenario base e 368 mila nello stress. A cambiare è il servizio del debito: 365,5 mila euro nella richiesta A e 327,9 mila nella richiesta B. Di conseguenza, il DSCR passa rispettivamente da 1,31 a 1,46 nello scenario base e da 1,01 a 1,12 nello scenario di stress.

Esempio ipotetico. Valori in migliaia di euro. I dati sono costruiti a fini esemplificativi e non rappresentano parametri o soglie di delibera applicabili universalmente dagli intermediari.

Nel calcolo della struttura B il servizio del debito attribuito alla linea autoliquidante comprende il costo finanziario stimato e non il rimborso annuale del capitale utilizzato. L’ipotesi è che la linea ruoti con gli incassi dei crediti sottostanti e resti disponibile per sostenere il fabbisogno di circolante per tutta la durata della commessa. I due denominatori sono quindi costruiti in modo diverso perché le due forme tecniche funzionano in modo diverso: in un prestito ad ammortamento il capitale va restituito con il flusso operativo; in una linea autoliquidante viene restituito dall’incasso dei crediti che ha finanziato. Una parte rilevante della differenza fra i due DSCR deriva proprio da questa diversa natura finanziaria.

Ricavi, margini e investimenti sono identici nelle due versioni; ciò che cambia è l’allineamento fra finalità, durata e fonte di rimborso. Con la richiesta A l’impresa si impegna a restituire in cinque anni, con rate che gravano sul flusso operativo, anche i 140.000 euro investiti in un circolante che resterà impiegato finché la commessa prosegue; l’investimento in beni strumentali viene inoltre rimborsato su un orizzonte più breve della sua vita utile. Con la richiesta B ciascuna componente ha una fonte di rimborso propria: i margini della nuova linea per l’investimento, gli incassi della commessa per il circolante.

L’effetto più rilevante emerge nello scenario di stress. Con la richiesta A il flusso disponibile copre il servizio del debito con un margine prossimo allo zero: una contrazione dei margini appena superiore a quella ipotizzata porterebbe la copertura sotto l’unità. Con la richiesta B la copertura resta superiore all’unità con un margine contenuto ma ancora positivo. Se una parte del debito fosse a tasso variabile, lo scenario andrebbe completato con un aumento dei tassi, che inciderebbe su entrambe le strutture.

Il DSCR è un indicatore di lavoro e non un criterio di delibera: non esiste una soglia valida per tutte le banche e per tutti i settori. La sua lettura dipende inoltre dalla costruzione del numeratore. Utilizzare l’EBITDA in luogo del flusso disponibile, trascurando imposte, investimenti di mantenimento e variazioni del circolante, sovrastima la capacità di rimborso proprio nelle imprese con cicli di incasso lunghi. Occorre anche distinguere il DSCR calcolato su dati consuntivi da quello prospettico e il valore di un singolo anno dal valore minimo lungo la vita del finanziamento, che per un’operazione pluriennale è spesso il dato più informativo.

Il caso ha limiti che vanno dichiarati. La linea autoliquidante presuppone che i crediti verso il committente siano ritenuti idonei dall’intermediario e che il committente presenti un profilo di rischio accettabile; a differenza di un finanziamento a scadenza, la linea può inoltre essere revocata. La struttura B riduce quindi il carico sul flusso operativo ma introduce una dipendenza dalla qualità del committente e dalla continuità della linea, che la richiesta dovrebbe riconoscere esplicitamente.

La documentazione: coerenza prima che quantità

La documentazione serve all’intermediario per verificare che la struttura dichiarata corrisponda alla realtà dell’impresa. Per questo conta più la coerenza fra i documenti che il loro numero: un forecast che ipotizza una crescita non riscontrabile nei bilanci, un elenco degli affidamenti che non coincide con la Centrale dei Rischi o un preventivo che non corrisponde all’importo richiesto generano dubbi che nessun allegato aggiuntivo compensa.

L’elenco seguente riflette i documenti più comunemente richiesti in un’istruttoria per un’impresa costituita in forma societaria. Non ha valore universale: il perimetro effettivo dipende dall’intermediario, dalla forma tecnica, dall’importo, dalla presenza di garanzie pubbliche e dal profilo dell’impresa.

Documentazione dell’istruttoria

Non conta quanti documenti.
Conta che cosa permettono di verificare.

Ogni area documentale risponde a una domanda diversa sulla struttura dell’impresa, sull’operazione e sulla sostenibilità del rimborso.

Profilo societario
Documenti

Visura camerale, statuto, compagine sociale e titolare effettivo

Consentono di verificare

Poteri di firma, assetto proprietario, adempimenti antiriciclaggio

Andamento economico-finanziario
Documenti

Ultimi bilanci depositati con nota integrativa, situazione contabile infrannuale aggiornata

Consentono di verificare

Redditività, patrimonializzazione, evoluzione rispetto all’ultimo bilancio

Posizione debitoria
Documenti

Elenco affidamenti e utilizzi per banca, piani di ammortamento in essere, prospetto della Centrale dei Rischi

Consentono di verificare

Impegni esistenti, servizio del debito attuale, coerenza fra dati interni e segnalazioni

Posizione fiscale e contributiva
Documenti

Dichiarazioni fiscali, attestazioni di regolarità contributiva ove richieste

Consentono di verificare

Assenza di debiti scaduti verso erario ed enti previdenziali

Operazione
Documenti

Preventivi, contratti, ordini o commesse, descrizione del progetto

Consentono di verificare

Corrispondenza fra finalità dichiarata e impiego delle somme

Prospettive
Documenti

Budget, piano di tesoreria, business plan con proiezioni quando l’operazione lo richiede

Consentono di verificare

Sostenibilità del rimborso nel tempo e in scenari avversi

Garanzie
Documenti

Documentazione sui beni offerti in garanzia, situazione patrimoniale dei garanti

Consentono di verificare

Protezione del credito in caso di deterioramento

Principio di lettura

Il bilancio richiede un’osservazione sul timing. Se la richiesta viene presentata a molti mesi dalla chiusura dell’esercizio, l’ultimo bilancio depositato descrive un’impresa che può essere cambiata in misura rilevante. Una situazione contabile infrannuale, riconciliata con il bilancio, consente all’intermediario di leggere l’andamento recente invece di doverlo dedurre.

Centrale dei Rischi e timing della richiesta

La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia raccoglie le segnalazioni degli intermediari sui crediti e sulle garanzie concessi alla clientela. Un cliente viene segnalato quando il debito verso un intermediario raggiunge i 30.000 euro, soglia che scende a 250 euro per le posizioni in sofferenza. Le informazioni consultabili dagli intermediari al momento di una richiesta hanno una profondità storica fino a 36 mesi. È quindi uno degli elementi osservati per primi e l’unico sul quale l’impresa non può intervenire a ridosso dell’istruttoria: la storia delle segnalazioni non si ricostruisce retroattivamente e gli eventuali errori possono essere corretti soltanto dall’intermediario segnalante.

Il prospetto andrebbe dunque richiesto prima della presentazione della domanda. L’accesso ai propri dati è gratuito; dal 13 aprile 2026 il Portale dei servizi online della Banca d’Italia è l’unico canale telematico per richiederlo e le società iscritte al Registro delle imprese possono attivare un abbonamento gratuito per ricevere mensilmente i dati via PEC. La verifica riguarda la coerenza fra accordato e utilizzato, la presenza e la durata di eventuali sconfinamenti, la corrispondenza fra segnalazioni e rapporti effettivamente in essere. Le modalità di lettura del prospetto sono approfondite in una guida dedicata; gli sconfinamenti prolungati meritano un’attenzione specifica perché la durata del segnale incide sulla lettura della posizione.

La Centrale dei Rischi interviene anche quando l’operazione è assistita dal Fondo di Garanzia per le PMI: il modello di valutazione del Fondo considera informazioni economico-finanziarie, dati andamentali tratti dalla Centrale dei Rischi o da altri sistemi di informazione creditizia ed eventuali eventi pregiudizievoli. Un utilizzo delle linee disordinato nei mesi precedenti la richiesta può quindi incidere sia sulla valutazione della banca sia su quella ai fini della garanzia pubblica.

Proiezioni e business plan: quando servono e come vengono letti

Non tutte le operazioni richiedono un business plan. Per il rinnovo di linee esistenti o per un finanziamento di importo contenuto rispetto alle dimensioni dell’impresa può bastare una situazione aggiornata accompagnata da un budget di tesoreria. Quando l’importo è rilevante rispetto al fatturato o al patrimonio, quando l’operazione modifica la struttura dell’impresa o quando il rimborso dipende da ricavi non ancora realizzati, le proiezioni diventano l’elemento centrale della richiesta.

Gli orientamenti EBA indicano come le banche dovrebbero trattarle: le proiezioni devono essere realistiche e ragionevoli, fondate almeno sulla proiezione dei dati storici e coerenti con le aspettative economiche e di mercato dell’intermediario; se la banca nutre dubbi significativi sulla loro affidabilità, elabora proiezioni proprie. Un forecast costruito per ottenere il finanziamento, con ipotesi di crescita non spiegate, non soltanto non sostiene la richiesta ma trasferisce all’intermediario l’onere di ricostruire uno scenario credibile.

Un piano utile esplicita le ipotesi su ricavi, margini, tempi di incasso e pagamento, investimenti, dividendi e imposte; ricostruisce il passaggio dall’EBITDA al flusso disponibile per il servizio del debito; presenta almeno uno scenario avverso. Lo stesso strumento ha una funzione che precede la richiesta di credito. L’articolo 3 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza richiede che gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili dell’imprenditore collettivo consentano di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi. Un’impresa che dispone di una pianificazione finanziaria affidabile per finalità di governo possiede già la base della propria richiesta di finanziamento.

Garanzie: mitigazione del rischio, non fonte di rimborso

Le garanzie vengono spesso considerate il fattore decisivo di una richiesta. L’impostazione prudenziale le colloca in una posizione diversa: secondo gli orientamenti EBA la garanzia non dovrebbe costituire il criterio predominante per l’approvazione né giustificare da sola la concessione del prestito, perché rappresenta per la banca una seconda via d’uscita in caso di inadempimento e non la fonte primaria di rimborso (salvo i casi in cui il contratto preveda il rimborso tramite la vendita del bene).

Questo non rende le garanzie irrilevanti. Una garanzia pubblica come quella del Fondo di Garanzia per le PMI riduce il rischio sopportato dall’intermediario e può incidere sulle condizioni di accesso al credito. La misura e le condizioni della garanzia dipendono dalla disciplina vigente, dalla tipologia dell’operazione e dalle caratteristiche del beneficiario: anche su questo piano la finalità dichiarata dell’operazione ha conseguenze concrete. Le garanzie personali dei soci spostano a loro volta una parte del rischio sul patrimonio personale e vanno valutate con attenzione dal punto di vista di chi le presta.

Dalla pratica all’operazione: l’interlocuzione con gli intermediari

Anche una richiesta ben costruita può essere letta male se arriva come un insieme di allegati privo di un filo conduttore. Una nota di accompagnamento di una o due pagine, che descriva l’impresa, il fabbisogno, la struttura proposta, la fonte di rimborso e i principali rischi con le relative mitigazioni, consente al gestore di rappresentare l’operazione nel processo decisionale con le parole dell’impresa invece che con una sintesi ricostruita a posteriori.

Due scelte migliorano la qualità dell’interlocuzione. La prima consiste nell’anticipare le criticità note: un esercizio in perdita, uno sconfinamento passato o una concentrazione della clientela emergono in istruttoria, mentre una spiegazione documentata fornita dall’impresa pesa diversamente da un’anomalia scoperta dall’analista. La seconda consiste nel presentare a tutti gli interlocutori la stessa versione dell’operazione con gli stessi numeri: richieste costruite in modo diverso per ciascun intermediario rendono il processo difficile da governare e aumentano il rischio di incoerenze.

In questa fase può intervenire un mediatore creditizio, figura che l’articolo 128-sexies del Testo unico bancario, nel testo sostituito dal decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 212, definisce come il soggetto che mette in relazione, anche attraverso attività di consulenza ovvero tramite canale informatico, banche, intermediari finanziari o altri soggetti autorizzati o abilitati all’erogazione del credito con la potenziale clientela. Il contributo del mediatore riguarda l’analisi del fabbisogno, il confronto fra forme tecniche e l’organizzazione della documentazione; la decisione sul credito resta di competenza esclusiva dell’intermediario che eroga. È la sequenza su cui si fonda anche l’approccio di GrifoFinance ai finanziamenti aziendali.

Che cosa cambia preparando la richiesta

Preparare una richiesta di finanziamento significa anticipare il lavoro che l’intermediario compirà comunque: ricostruire il fabbisogno, verificare la coerenza fra durata e impiego, misurare la capacità di rimborso anche in condizioni avverse, confrontare i dati interni con quelli del sistema. Quando questo lavoro viene svolto dall’impresa le ipotesi sono le sue e possono essere documentate; quando viene svolto dalla banca in assenza di informazioni le ipotesi sono quelle dell’intermediario e tendono a essere più conservative.

Il caso esaminato mostra che la stessa somma, strutturata in modo coerente con la natura del fabbisogno, può produrre una lettura della sostenibilità sensibilmente migliore senza che cambi nulla nei fondamentali dell’impresa. La preparazione non determina l’esito della valutazione, che dipende anche da politiche creditizie e da fattori esterni all’impresa. Riduce però le ragioni per cui un’operazione potenzialmente sostenibile rischia di presentarsi all’intermediario come se non lo fosse: una variabile che resta interamente nelle mani di chi chiede credito e che va governata prima del primo colloquio con la banca.

Apparato documentale

Fonti e riferimenti

03 fonti verificate

I riferimenti raccolti documentano i passaggi dell’articolo relativi alla valutazione del merito creditizio e della capacità di rimborso, alla lettura della Centrale dei Rischi e all’adeguata verifica della clientela e del titolare effettivo. Sono riportate esclusivamente fonti istituzionali verificate.

Linee guida · Fonte primaria European Banking Authority

European Banking Authority (EBA). 2020. Guidelines on loan origination and monitoring. EBA/GL/2020/06, 29 maggio 2020.

Nell’articolo

Riferimento principale per istruttoria del credito, valutazione della creditworthiness, capacità di rimborso, informazioni finanziarie e prospettiche, analisi e monitoraggio delle esposizioni.

Guida istituzionale Banca d’Italia

Banca d’Italia. 2026. Le guide della Banca d’Italia. La Centrale dei rischi in parole semplici. 20 agosto 2026.

Nell’articolo

Supporta i passaggi relativi al prospetto della Centrale dei Rischi, alla rappresentazione dell’indebitamento verso il sistema bancario e finanziario e all’utilizzo delle informazioni CR nella valutazione del merito creditizio.

Disposizioni di vigilanza Banca d’Italia

Banca d’Italia. 2019, con successive modifiche. Disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela per il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Provvedimento del 30 luglio 2019.

Nell’articolo

Riferimento per i passaggi documentali relativi all’identificazione della clientela, all’assetto proprietario, al titolare effettivo e agli adempimenti di adeguata verifica.

Nota sulle fonti

L’esempio numerico utilizzato nell’articolo ha funzione illustrativa. Importi, strutture di finanziamento, scenari e valori di DSCR non rappresentano soglie universali di concessione del credito né criteri di delibera attribuibili a uno specifico intermediario.

Nel dossier

Prima della richiesta: leggere l’impresa

La struttura della domanda di finanziamento è soltanto un livello dell’analisi. Per comprenderla occorre collegare l’operazione al profilo complessivo dell’impresa, alla capacità di generare cassa e al rapporto già esistente con il sistema creditizio.

Capacità di rimborso Simulatore DSCR

Isola il rapporto tra risorse disponibili e servizio del debito: il passaggio quantitativo che il caso numerico dell’articolo mette alla prova.

Tre livelli distinti della stessa analisi: qualità dell’impresa, sostenibilità del nuovo debito e posizione verso il sistema creditizio.

Punti da approfondire

Dove termina l’esempio e comincia l’analisi dell’impresa

Qualità del flusso

Quanto del flusso prospettico utilizzato per sostenere il nuovo debito dipende da risultati già osservabili e quanto, invece, da ipotesi su ricavi, margini, incassi e capitale circolante?

Struttura del debito

Come cambia la sostenibilità dell’operazione quando il nuovo finanziamento viene letto insieme alle scadenze, agli affidamenti e al servizio del debito già esistente?

Stress

Quali variabili dell’impresa devono essere sottoposte a stress perché lo scenario avverso rappresenti davvero il suo modello economico, anziché una semplice riduzione convenzionale dei valori di partenza?

Perché conta

Importo, durata e DSCR acquistano significato soltanto quando vengono letti insieme alla qualità dei flussi, al debito esistente e alla specifica struttura economico-finanziaria dell’impresa.

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