Rating, scoring e merito creditizio: perché la stessa azienda può ricevere valutazioni diverse
Differenza tra rating e merito creditizio
La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: il mio rating è buono, perché la banca chiede comunque altri dati? Dietro quella domanda c’è una confusione ricorrente fra oggetti che l’imprenditore percepisce come sinonimi e che nel processo creditizio non lo sono affatto. Il punteggio che l’impresa conosce quasi sempre non coincide con la valutazione utilizzata dalla banca per deliberare e, soprattutto, non va confuso con il merito creditizio: il primo è il risultato di uno specifico modello, il secondo è l’oggetto di una valutazione più ampia sulla capacità dell’impresa di rimborsare il finanziamento.
La Banca d’Italia definisce il merito di credito in modo essenziale quando descrive le finalità della Centrale dei Rischi: è la capacità del cliente di rimborsare il finanziamento. Una definizione che sposta l’attenzione dove serve. Non sulla fotografia di un esercizio chiuso, bensì sulla sostenibilità futura di un’obbligazione con una durata, un importo e una periodicità precisi. Da questa impostazione discende tutto il resto, compreso il fatto che una richiesta ben sostenuta dai numeri storici possa risultare incoerente rispetto alla struttura del finanziamento domandato.
L’architettura
Come si costruisce una valutazione creditizia
Dati, modelli quantitativi e valutazione dell’intermediario contribuiscono in modo diverso al risultato. Un buon punteggio non chiude l’istruttoria.
Stessa impresa,
valutazioni diverse,
funzioni diverse.
Bilanci e dati economico-finanziari
Dati andamentali
Centrale dei Rischi
Informazioni interne all’intermediario
Informazioni qualitative
Piani e prospettive
Scoring e modelli quantitativi
Elaborano variabili selezionate secondo regole prestabilite.
Analisi complessiva
L’intermediario integra informazioni economico-finanziarie, andamentali, qualitative e prospettiche rispetto all’operazione.
Delibera sull’operazione
La decisione compete all’intermediario finanziatore.
Probabilità di inadempimento
Quanto è probabile che il debitore non rimborsi?
Perdita potenziale
Quanto resta economicamente esposto il finanziatore?
Scoring, rating interno e merito creditizio non sono sinonimi
Lo scoring è una metodologia quantitativa che elabora determinate variabili secondo regole prestabilite e restituisce un risultato numerico, una classe o una stima della probabilità di inadempimento.È veloce, replicabile e cieco rispetto a tutto ciò che non è stato codificato come variabile.
Il rating interno è una classificazione del rischio della controparte o dell’esposizione all’interno di una scala ordinata, prodotta secondo il sistema di valutazione adottato dall’intermediario.. Quando viene utilizzato anche per calcolare i requisiti patrimoniali, il suo impiego è subordinato a un’autorizzazione dell’autorità di vigilanza secondo il regolamento sui requisiti prudenziali; negli altri casi resta uno strumento gestionale interno. In entrambe le ipotesi variabili, pesi e soglie sono proprietari e non pubblici. Nessun contenuto divulgativo, questo incluso, può quindi indicare un valore-soglia valido per tutti gli istituti: si possono descrivere logiche generali e prassi ricorrenti, non i parametri del singolo modello.
Il modello di valutazione del Fondo di Garanzia è un altro oggetto ancora. Attraverso un proprio modello attribuisce una probabilità di inadempimento e colloca il soggetto beneficiario in una classe e in una fascia di valutazione ai fini dell’accesso alla garanzia pubblica. Il risultato non coincide con il rating interno della banca e non determina, da solo, la decisione creditizia dell’intermediario. Un credit bureau, infine, produce un ulteriore punteggio su una base informativa privata.
Mappa comparativa
La stessa impresa, quattro letture diverse
Banca, Fondo di Garanzia, credit bureau e Centrale dei Rischi osservano informazioni in parte differenti e soprattutto svolgono funzioni diverse.
Bilanci, situazione aggiornata, dati andamentali, informazioni interne sul rapporto, elementi qualitativi e dati prospettici pertinenti all’operazione.
Storico, corrente e prospettico.
Valutazione creditizia e decisione sull’operazione e sulle relative condizioni.
Informazioni economico-finanziarie, dati andamentali ed eventi rilevanti previsti dal modello di valutazione.
Periodi e fonti definiti dal modello applicabile.
Probabilità di inadempimento e collocazione nella classe e fascia previste dal modello ai fini della garanzia.
Informazioni creditizie disponibili nel proprio sistema e relative alla storia dei rapporti censiti.
Storico secondo dati disponibili e tempi di conservazione applicabili.
Informazioni e, secondo il servizio utilizzato, indicatori o score impiegabili nei processi di valutazione.
Esposizioni e informazioni creditizie comunicate dagli intermediari partecipanti entro il perimetro previsto dal sistema.
Serie delle rilevazioni disponibili.
Non attribuisce un merito creditizio: fornisce informazioni che alimentano le valutazioni degli intermediari.
Sulla stessa impresa possono quindi coesistere risultati e valutazioni differenti senza che la divergenza costituisca, di per sé, una contraddizione. Cambiano il soggetto che valuta, la finalità, le informazioni disponibili e il modello utilizzato. Il merito creditizio è invece l’oggetto della valutazione complessiva attraverso cui l’intermediario verifica la capacità dell’impresa di sostenere e rimborsare il finanziamento richiesto.
Che cosa ciascuna fonte informativa può mostrare e che cosa non può
I bilanci restituiscono una fotografia consuntiva. Sono la base del modulo economico-finanziario di quasi tutti i modelli, con un limite evidente: al momento dell’istruttoria l’ultimo bilancio depositato può avere parecchi mesi, talvolta più di un anno. È il motivo per cui la situazione contabile aggiornata viene richiesta sistematicamente.
La Centrale dei Rischi restituisce una rappresentazione dell’indebitamento e della storia creditizia dell’impresa verso gli intermediari partecipanti, entro il perimetro informativo e le soglie previste dal sistema. Ha però una soglia: il cliente è segnalato se l’importo da restituire all’intermediario è pari o superiore a 30.000 euro, soglia che scende a 250 euro in caso di sofferenza. Ne discende una conseguenza spesso trascurata: la Centrale dei Rischi non è una rappresentazione completa dell’indebitamento dell’impresa. Esposizioni sotto soglia, debiti verso fornitori, posizioni fiscali e contributive restano fuori. Chi legge la propria visura come se fosse il quadro integrale della propria posizione sta usando un dato parziale come se fosse totale.
I credit bureau coprono in parte quello spazio, con informazioni su rapporti rateali e carte che possono includere importi inferiori alla soglia della Centrale dei Rischi. I dati interni di conto, movimentazione e regolarità degli incassi, sono visibili soltanto alla banca che detiene il rapporto: è una delle ragioni per cui la stessa impresa può essere letta diversamente da due istituti. I dati qualitativi e prospettici, infine, entrano nella valutazione solo se qualcuno li fornisce. Gli orientamenti europei in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti, applicabili ai nuovi finanziamenti dal 30 giugno 2021 e attuati in Italia dalla Banca d’Italia con nota del luglio 2021, definiscono un set informativo di base per la valutazione del merito creditizio di micro, piccole, medie e grandi imprese, con particolare attenzione a reddito e flussi di cassa prospettici piuttosto che alla garanzia disponibile.
Qui sta il punto operativo più utile di tutta la questione: un’informazione rilevante che l’impresa non fornisce e che l’intermediario non può ricavare autonomamente dalle proprie fonti non entra nella valutazione semplicemente perché esiste nella realtà aziendale: per pesare nell’istruttoria deve diventare informazione osservabile, documentabile e coerente con il resto dei dati disponibili. La distanza fra la bancabilità percepita dall’imprenditore e quella osservata dall’istruttoria nasce molto spesso da qui, prima ancora che dai sette indicatori che l’analisi calcola comunque.
Perché due valutatori possono arrivare a conclusioni diverse
Il modello del Fondo di Garanzia è un buon caso di studio proprio perché è pubblico. Secondo la documentazione del gestore, è composto da tre aree informative: un modulo economico-finanziario alimentato dai dati degli ultimi due bilanci depositati o delle ultime due dichiarazioni fiscali, un modulo andamentale alimentato dai dati di accordato e utilizzato riferiti agli ultimi sei mesi provenienti dalla Centrale dei Rischi e dai dati dei credit bureau, e un blocco informativo relativo alla presenza di eventi pregiudizievoli. Il risultato definisce la classe di merito, dalla quale dipendono l’ammissibilità alla garanzia e, per alcune tipologie di operazione, la percentuale di copertura.
Una banca lavora su una base informativa diversa. Osserva serie andamentali più lunghe, conosce il proprio rapporto diretto, considera la finalità e la struttura dell’operazione richiesta e integra elementi qualitativi che nessun algoritmo di ammissibilità elabora. Divergenze fra i due giudizi sono quindi fisiologiche, e non indicano un errore dell’uno o dell’altro.
Esiste poi un livello che non è un giudizio, bensì una regola. Dal 1° gennaio 2021 la classificazione in stato di default segue criteri quantitativi definiti: un arretrato è rilevante quando supera contemporaneamente una soglia assoluta, pari a 100 euro per le esposizioni al dettaglio oppure a 500 euro per le esposizioni diverse, e una soglia relativa dell’1 per cento dell’esposizione complessiva verso la controparte. Superate entrambe, decorre il conteggio dei 90 giorni consecutivi oltre i quali il debitore è classificato in default. La Banca d’Italia ha inoltre chiarito che non esiste alcun automatismo fra la classificazione a default e la segnalazione a sofferenza in Centrale dei Rischi: sono registri distinti, con presupposti distinti.
Anche la garanzia appartiene a un livello proprio. La garanzia opera su una dimensione diversa dal merito creditizio: può ridurre l’esposizione economica del finanziatore alla perdita in caso di inadempimento, ma non modifica di per sé la capacità dell’impresa di generare i flussi necessari al rimborso. È la ragione per cui garanzia e merito restano dimensioni separate della stessa decisione.
Tre equivoci frequenti
Ciò che un dato favorevole non consente di concludere
«Ho un buon rating»
non significa automaticamente «la mia impresa è finanziabile».
«Il Fondo mi ammette»
non significa «la banca approverà l’operazione».
«La Centrale dei Rischi è regolare»
non significa «l’istruttoria è conclusa».
Il punto:ogni informazione risponde a una domanda diversa all’interno del processo valutativo.
Un esempio di informazione positiva che non compensa una criticità strutturale
L’esempio che segue è costruito a scopo illustrativo e non descrive una posizione reale né una simulazione personalizzata.
Un’impresa manifatturiera chiude l’esercizio con margine operativo in crescita, patrimonio adeguato e una commessa pluriennale appena acquisita che migliora sensibilmente le prospettive di flusso. Sulla stessa posizione risulta però un arretrato che supera contemporaneamente la soglia assoluta applicabile e quella relativa dell’1 per cento dell’esposizione complessiva. Se ricorrono le ulteriori condizioni previste dalla disciplina e la situazione persiste oltre il periodo stabilito, la classificazione consegue all’applicazione delle regole sul default e non può essere neutralizzata, su quello stesso piano, dalla valutazione positiva della nuova commessa.
La commessa resta un’informazione rilevante e può pesare molto nella valutazione prospettica. Agisce però su un livello diverso rispetto a quello su cui agisce l’arretrato. Un livello costruito su soglie non viene compensato da un livello costruito su giudizio, e questa è precisamente la ragione per cui affidarsi a un singolo indicatore favorevole è una strategia fragile.
Che cosa può fare concretamente un’impresa
La conclusione operativa non è che il punteggio vada migliorato. Un punteggio è un output: si modifica quando cambiano i dati che lo alimentano, non quando cambia la presentazione. Ciò su cui un’impresa mantiene un controllo reale è la qualità, la completezza e la tempestività dell’informazione che consegna al processo, insieme alla gestione ordinaria che quei dati genera.
In pratica significa verificare la propria posizione in Centrale dei Rischi prima e non dopo la richiesta, usando l’accesso gratuito previsto dalla Banca d’Italia; controllare la coerenza dei bilanci depositati e l’eventuale presenza di eventi pregiudizievoli; monitorare l’utilizzo degli affidamenti e la regolarità delle scadenze, poiché è da lì che nasce il modulo andamentale di qualsiasi modello; predisporre i dati prospettici, budget di cassa e piano di rimborso, che gli orientamenti europei collocano al centro della valutazione. Sono criteri generali. La loro applicazione dipende dalla struttura finanziaria, dal settore, dalla finalità dell’operazione e dalle politiche dell’intermediario, che decide autonomamente secondo le proprie procedure di istruttoria.
La domanda utile, allora, non è quanto vale il mio punteggio. È un’altra: quale livello del processo sto cercando di influenzare, e con quale informazione. Chi sa rispondere arriva all’istruttoria con una rappresentazione della propria posizione più vicina a quella che l’intermediario dovrà costruire: non elimina la valutazione della banca, ma riduce la distanza informativa fra ciò che l’impresa sa di sé e ciò che il finanziatore può effettivamente osservare.
Finanza d’impresa · Primo inquadramento
Hai un’esigenza finanziaria? Partiamo dall’operazione, non dal prodotto.
Investimenti, liquidità, capitale circolante, factoring, leasing e linee di credito richiedono strutture differenti. Puoi sottoporre il caso a GrifoFinance per un primo inquadramento dell’esigenza e dell’eventuale percorso di mediazione creditizia.
Cosa deve finanziare o gestire l’impresa.
Finalità, dimensione e caratteristiche essenziali.
Gli elementi utili per impostare i passaggi successivi.
Documentazione
Fonti e riferimenti
Documenti istituzionali e fonti primarie utilizzati per i riferimenti alla Centrale dei Rischi, alla definizione di default, al modello del Fondo di Garanzia e ai criteri di concessione e monitoraggio del credito.
verificate
- Fonte istituzionale
Banca d’Italia. “Centrale dei rischi.”
Riferimento per natura e funzione della Centrale dei Rischi, soglie di rilevazione, storia creditizia e utilizzo delle informazioni nella valutazione del merito di credito.
- Documento istituzionale
Banca d’Italia. “Entrata in vigore della nuova definizione di default.”
Riferimento per la definizione prudenziale di default, le soglie assolute e relative, il periodo di arretrato e la distinzione rispetto alla segnalazione a sofferenza in Centrale dei Rischi.
- Fonte primaria
Fondo di Garanzia per le PMI. “Modelli di valutazione.”
Riferimento per il modello di rating del Fondo, la probabilità di inadempimento, le classi di valutazione e le aree economico-finanziaria, andamentale e degli eventi giudizievoli.
- Orientamenti europei
European Banking Authority. 2020. Guidelines on Loan Origination and Monitoring. EBA/GL/2020/06, 29 maggio 2020.
Riferimento per i criteri di concessione e monitoraggio dei prestiti, il patrimonio informativo utilizzato nella valutazione e l’attenzione alla capacità prospettica di rimborso.
- Orientamento di vigilanza
Banca d’Italia. 2021. Nota n. 13 del 20 luglio 2021. Attuazione degli Orientamenti dell’Autorità bancaria europea in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti (EBA/GL/2020/06).
Riferimento per l’attuazione in Italia degli Orientamenti EBA e per il loro inquadramento come orientamenti di vigilanza.







