Segnali in Centrale Rischi: perché la durata pesa più dell’importo
Non esiste un singolo dato che determina l’esito di una richiesta di credito.La Centrale Rischi classifica gli eventi in base a quanto durano .
Restituisce agli intermediari fino a 36 rilevazioni consecutive: conta la combinazione dei segnali e conta soprattutto la loro persistenza.
L’equivoco della posizione pulita
Chi non ha mai avuto una segnalazione a sofferenza tende a considerare la propria posizione priva di elementi critici. La premessa implicita è che la Centrale Rischi funzioni come un registro di eventi patologici, dove l’assenza di annotazioni gravi equivale a un profilo neutro. La struttura della rilevazione dice altro.
La sofferenza è una categoria terminale e presuppone una valutazione della situazione finanziaria complessiva del cliente da parte dell’intermediario. La normativa esclude espressamente che possa originare in modo automatico dal verificarsi di singoli eventi come uno o più ritardi nel pagamento. Proprio perché richiede un giudizio complessivo, la sofferenza arriva quando il deterioramento è già leggibile da tempo in dati molto più ordinari: quanto fido è concesso, quanto viene utilizzato, per quanti giorni consecutivi l’utilizzo supera il concesso, quante volte questo accade nell’arco di tre anni.
La stessa Banca d’Italia sottolinea che la base dati non contiene soltanto informazioni negative ma include soprattutto informazioni positive sulla regolarità dei pagamenti, utili a chi ha una buona storia creditizia per ottenere condizioni migliori. La Centrale Rischi di Banca d’Italia non produce punteggi né classifiche. Registra fatti in un vocabolario limitato e lascia integralmente all’intermediario il compito di valutare tutti gli elementi che concorrono al giudizio sull’effettiva potenzialità economica dell’affidato, secondo le proprie politiche di erogazione del credito.
Che cosa la rilevazione contiene e che cosa non contiene
Gli intermediari segnalano l’intera posizione del cliente quando il totale dei crediti per cassa e di firma, accordato o utilizzato, raggiunge 30.000 euro cumulando tutte le filiali della rete nazionale ed estera. La soglia scende a 250 euro per le posizioni in sofferenza. Da qui una conseguenza che la normativa esplicita: i dati registrati non hanno natura certificativa dell’indebitamento del soggetto segnalato, perché esistono soglie minime, perché non tutti gli intermediari partecipano al servizio e perché alcuni fenomeni sono rappresentati con criteri convenzionali.
Il perimetro comprende i crediti per cassa, articolati in rischi autoliquidanti, rischi a scadenza, rischi a revoca, finanziamenti a procedura concorsuale e sofferenze, oltre ai crediti di firma, alle garanzie ricevute, ai derivati e a una sezione informativa con i dettagli aggiuntivi.
Altrettanto rilevante è ciò che il sistema non vede. Il flusso di ritorno mensile che ogni banca riceve sui propri clienti non riporta la classificazione a inadempienze probabili né l’informazione sul deterioramento del credito rilevata nella variabile qualità del credito. Il giudizio prudenziale che un istituto ha formulato sulla posizione resta quindi riservato a quell’istituto. Diventano visibili al sistema soltanto gli effetti materiali di quel giudizio: accordati che si riducono, utilizzi che salgono, ritardi che si allungano. È una delle ragioni per cui le anomalie della Centrale Rischi vanno lette come sintomi osservabili e non come diagnosi già formulate da altri.
Accordato, accordato operativo, utilizzato: dove nasce lo sconfinamento
Tre classi di dato reggono quasi tutta l’interpretazione. L’accordato è l’ammontare che l’intermediario ha deciso di concedere. L’accordato operativo è l’ammontare effettivamente utilizzabile in base ai termini del contratto e nella maggior parte dei casi coincide con l’accordato, salvo casi come i finanziamenti per stato di avanzamento lavori. L’utilizzato è l’ammontare del debito del cliente alla data della segnalazione.
Lo sconfinamento è la differenza positiva fra utilizzato e accordato operativo. Questo spiega un fenomeno che molti imprenditori leggono come errore della banca: su un mutuo regolarmente concesso l’utilizzato comprende anche le rate scadute e non pagate, comprensive della quota interessi. Il ritardo su un finanziamento rateale produce quindi una posizione in cui l’utilizzato supera l’accordato pur in assenza di qualunque fido travalicato. È il modo tecnico con cui un ritardo diventa un numero.
Sulle aperture di credito in conto corrente esiste inoltre una classe di dato spesso ignorata: il saldo medio, cioè la media dei saldi contabili giornalieri rilevati nel mese. La rilevazione mensile fotografa la situazione dell’ultimo giorno del mese, però il saldo medio racconta il comportamento dei trenta giorni precedenti. Un rientro concentrato sulla data di riferimento modifica la fotografia e non modifica la media. Gli sconfinamenti bancari gestiti con operazioni di fine mese producono, nella serie, una divaricazione fra utilizzato puntuale e saldo medio che è essa stessa un’informazione.
La durata è un criterio oggettivo, l’importo no
Per i crediti diversi dalle sofferenze la Centrale Rischi distingue tre situazioni: finanziamenti con rimborso regolare, finanziamenti con scaduti o sconfinamenti non persistenti cioè inferiori a 90 giorni, inadempimenti persistenti a loro volta suddivisi fra oltre 90 giorni e fino a 180 giorni e oltre 180 giorni.
La classificazione fra gli inadempimenti persistenti segue un criterio dichiaratamente oggettivo, legato alla durata continuativa dello scaduto o dello sconfinamento rispetto alle scadenze contrattuali. Non tiene conto dell’ammontare dello scaduto né della sua rilevanza rispetto all’esposizione complessiva. Le soglie di rilevanza introdotte con la nuova definizione europea di default non incidono su questa classificazione.
L’implicazione operativa è netta e controintuitiva. In termini di stato del rapporto, uno sconfinamento contenuto che si protrae per quattro mesi produce una classificazione più severa di uno sconfinamento molto più ampio chiuso in dieci giorni. La banca resta libera di leggere anche le grandezze economiche, perché la sua valutazione è autonoma, però il dato che circola nel sistema codifica la durata prima della dimensione. Chi ragiona solo in termini di importi sta guardando la variabile sbagliata.
Quando la durata cambia la classificazione
Rimborso regolare
Finanziamento senza scaduti né sconfinamenti.
Non persistente
Scaduto o sconfinamento presente, ma inferiore a 90 giorni continuativi.
Persistente · primo livello
Inadempimento persistente determinato dalla durata continuativa dello scaduto o sconfinamento.
Persistente · secondo livello
Lo scaduto o sconfinamento continuativo supera i 180 giorni.
La stessa logica spiega il valore delle rilevazioni inframensili. Nel corso del mese gli intermediari comunicano il pagamento di tutte le rate scadute su un finanziamento rateale, il rientro da uno sconfinamento protrattosi per oltre 90 giorni su un finanziamento revolving, il passaggio a sofferenza e la sua estinzione. Queste informazioni aggiornano dinamicamente la base dati in anticipo rispetto alla rilevazione mensile. Regolarizzare il quindici del mese anziché il trenta non è un dettaglio amministrativo, perché anticipa un’informazione favorevole che il sistema riceve subito.
Il tutto va letto sull’orizzonte corretto: gli intermediari hanno visibilità delle ultime 36 date mensili. La serie è triennale e un episodio isolato di due anni fa convive nella stessa lettura con la situazione corrente.
Prima di chiedere credito, guarda la tua impresa con gli occhi della banca.
La Centrale Rischi mostra come l’impresa utilizza il credito e come quel comportamento evolve nel tempo.
Fidi saturi, margini ridotti e sconfinamenti ricorrenti possono modificare la lettura della posizione prima ancora dell’istruttoria.
Le configurazioni che cambiano l’interpretazione
Quanto ciascuna configurazione pesi dipende dalle politiche creditizie del singolo intermediario e dal contesto dell’operazione. Esistono però alcune combinazioni che modificano prevedibilmente il modo in cui il rischio viene interpretato.
L’utilizzo strutturalmente prossimo all’accordato sulle linee a revoca segnala che il fido non copre un fabbisogno temporaneo ma finanzia stabilmente il circolante. La riduzione di un accordato è un dato segnalato e visibile a tutto il sistema, senza che sia visibile la ragione: chi legge osserva che un altro intermediario ha rivisto la propria esposizione e non sa se all’origine ci sia una revisione del giudizio, una scadenza contrattuale o una richiesta dell’impresa. La crescita rapida dell’esposizione complessiva in pochi mesi è a sua volta leggibile come accelerazione del fabbisogno.
Il flusso di ritorno riporta inoltre alcune informazioni sintetiche di sistema: l’ammontare degli sconfinamenti e dei margini disponibili per ciascuna categoria, il numero degli intermediari segnalanti con specifica evidenza di quelli che segnalano il soggetto a sofferenza e il numero delle richieste di prima informazione pervenute negli ultimi sei mesi motivate dall’avvio di un’istruttoria propedeutica a un rapporto creditizio. Quest’ultimo dato merita attenzione: la ricerca simultanea di credito presso molti istituti è un fatto osservabile e non un’inferenza. Anche il titolare della posizione lo vede, perché il prospetto riporta le richieste di informazione ricevute nei sei mesi precedenti con l’indicazione dell’intermediario e della causale.
Le garanzie completano il quadro da entrambi i lati. I crediti di firma rilasciati dall’intermediario a favore del cliente occupano capienza. Le garanzie prestate dall’impresa o dai suoi esponenti a favore di terzi figurano fra le garanzie ricevute dall’intermediario con il valore della garanzia e l’importo garantito, e lo stato del rapporto evidenzia se la garanzia è stata attivata. Una fideiussione dimenticata è un’esposizione potenziale che il sistema continua a leggere.
Hai firmato una fideiussione? Comprendi meglio la tua esposizione personale.
Una fideiussione può collegare il finanziamento dell’impresa al patrimonio personale del garante. È quindi utile conoscere quali esposizioni sono garantite, entro quali limiti e con quale ruolo nella struttura finanziaria.
In presenza di tensioni di liquidità, rinegoziazioni o nuovi fabbisogni, le garanzie già prestate diventano parte della lettura complessiva dell’operazione.
Fideiussioni e altre garanzie possono incidere sulla lettura dell’esposizione bancaria dell’impresa e dei garanti.
Debito, utilizzo degli affidamenti, garanzie e capacità finanziaria vanno osservati insieme, non come elementi isolati.
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Esiste infine un fenomeno tecnico da conoscere: il trascinamento. Se una segnalazione non perviene in tempo utile per la chiusura delle elaborazioni, la Centrale Rischi utilizza i dati del mese precedente e ne dà evidenza. Una serie apparentemente stabile può quindi contenere un mese non aggiornato.
Gli insoluti sugli autoliquidanti: un segnale che l’impresa non genera da sola
Chi lavora con anticipo su fatture, sconto di portafoglio o factoring deve conoscere un passaggio poco noto. Un utilizzo elevato dei rischi autoliquidanti è fisiologico, perché la linea esiste per essere usata e ha una fonte di rimborso predeterminata. Il segnale rilevante nasce altrove.
I crediti acquisiti nell’ambito di operazioni autoliquidanti e scaduti nel mese precedente figurano nella sezione informativa con una variabile che distingue i crediti scaduti e pagati da quelli scaduti e impagati, e la segnalazione è a nome del cedente, cioè dell’impresa che ha smobilizzato il credito. I crediti scaduti e impagati derivanti da quelle stesse operazioni confluiscono poi fra i rischi a revoca.
Il ritardo dei clienti dell’impresa diventa così, prima un dato sulla qualità del portafoglio ceduto, poi un incremento dell’utilizzato su una categoria diversa, con possibile sconfinamento se il margine non è capiente. L’impresa che non presidia lo scaduto commerciale vede peggiorare la propria posizione per un comportamento che non è il proprio. È uno dei punti in cui la bancabilità dipende dal ciclo di incasso più che dal bilancio.
Come un insoluto commerciale può trasformarsi in sconfinamento
Credito smobilizzato
L’impresa anticipa una fattura, utilizza lo sconto di portafoglio o un’operazione di factoring. La linea rientra nei rischi autoliquidanti.
Il cliente non paga
Il credito scaduto e impagato viene rilevato nella sezione informativa a nome del cedente, cioè dell’impresa che lo ha smobilizzato.
Passaggio ai rischi a revoca
L’insoluto derivante dall’operazione autoliquidante confluisce fra i rischi a revoca e aumenta l’utilizzato della categoria.
Sconfinamento
Se il margine disponibile non è sufficiente, l’utilizzato supera l’accordato operativo e inizia il conteggio dei giorni continuativi.
Che cosa si può correggere e che cosa si può soltanto spiegare
Gli errori esistono e vanno trattati come tali. Solo l’intermediario segnalante può modificare i dati, perché è titolare del rapporto e dispone della documentazione. Le correzioni sono acquisite dalla Centrale Rischi e comunicate immediatamente a tutti gli intermediari che avevano ricevuto l’informazione errata. Il prospetto rilasciato all’intestatario riporta anche la situazione precedente alla rettifica con il periodo di permanenza in archivio, mentre gli intermediari che consultano gli archivi accedono soltanto alle informazioni aggiornate.
Va distinta la contestazione formale. Un rapporto risulta contestato quando pende una controversia presso un’Autorità terza rispetto alle parti, giudiziaria o stragiudiziale. La presentazione di un esposto all’intermediario o alla Banca d’Italia non comporta di per sé la segnalazione del rapporto come contestato.
Tutto ciò che non è errore non si corregge. Si documenta e invecchia. Un piano di rientro concordato modifica il comportamento futuro dei dati e non riscrive quelli passati. Una regolarizzazione tempestiva accorcia la durata dell’anomalia e non la cancella dalla serie visibile. La distinzione fra questi tre piani, errore da rettificare, evento reale da spiegare e configurazione strutturale da modificare, è la prima operazione utile su una posizione problematica.
Leggere la propria serie prima di presentarla
La Centrale Rischi non misura l’impresa. Registra la forma osservabile del suo comportamento finanziario in un linguaggio fatto di importi, durate e categorie, e lo consegna a interlocutori che quel comportamento non lo conoscono altrimenti. La domanda utile non è se esistano segnalazioni negative. È che cosa dica la sequenza di 36 rilevazioni a chi la legge senza contesto.
Ne discendono tre criteri decisionali, non tre regole. Il primo riguarda il tempo: se una posizione sta uscendo da una fase di tensione, la classe di durata visibile cambia con il passare delle settimane, e la scelta del momento in cui presentare la richiesta è parte della preparazione tecnica dell’operazione. Il secondo riguarda la coerenza fra struttura finanziaria e forma tecnica delle linee: un fabbisogno permanente finanziato con linee a revoca produce, mese dopo mese, la rappresentazione di un’impresa costantemente tesa, indipendentemente dalla sua redditività. Il terzo riguarda la rinuncia alle operazioni cosmetiche: il saldo medio e la profondità triennale rendono poco efficace qualunque intervento concentrato sulla data di riferimento, e l’energia investita in quella direzione è sottratta all’unica leva che incide davvero, cioè la gestione del ciclo di cassa.
Resta il limite che nessuna analisi supera. La lettura della posizione consente di prevedere quali domande porrà l’istruttoria e di prepararne le risposte documentali. La valutazione del merito creditizio e la decisione sull’operazione appartengono per intero all’intermediario finanziatore, che applica politiche proprie e dispone di informazioni che la Centrale Rischi non contiene.
Fonti e riferimenti
Documentazione ufficiale utilizzata per definizioni, soglie, categorie di censimento, durata degli inadempimenti, rilevazioni mensili e inframensili, rettifiche e modalità di lettura della Centrale dei Rischi.
Banca d’Italia. Centrale dei rischi. Istruzioni per gli intermediari partecipanti. Circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991, 21° aggiornamento.
Fonte principale per struttura della rilevazione, soglie di censimento, categorie di rischio, accordato, accordato operativo, utilizzato, saldo medio, stato del rapporto, garanzie, rilevazioni inframensili, autoliquidanti, trascinamento, rettifiche e rapporti contestati.
Banca d’Italia. Il prospetto dati della Centrale dei rischi: guida alla lettura.
Utilizzata per la lettura operativa del prospetto, la visibilità delle ultime 36 rilevazioni mensili, le informazioni inframensili, le richieste di informazione e le modalità con cui vengono rappresentate correzioni e dati storici.
Banca d’Italia. Chiarimenti sugli impatti della nuova definizione di default sulla Centrale dei Rischi.
Fonte specifica per la soglia ordinaria di 30.000 euro e quella di 250 euro per le sofferenze, per l’assenza di automatismi fra singoli ritardi e sofferenza e soprattutto per la classificazione temporale degli scaduti e sconfinamenti: meno di 90 giorni, oltre 90 e fino a 180, oltre 180 giorni.
Banca d’Italia. FAQ – La Centrale dei Rischi (CR).
Riferimento per frequenza e tempi di aggiornamento, consultabilità delle ultime 36 date mensili e responsabilità dell’intermediario segnalante nella correzione dei dati errati.







