Botti e bottiglie di vino accanto a un percorso in salita verso una clessidra e pile di monete.

Quarantuno milioni di ettolitri in cantina. E arriva il vino della nuova vendemmia

Le cantine italiane affrontano l’autunno 2026 con magazzini più pieni di un anno fa. Secondo l’ultimo report Cantina Italia dell’Icqrf, al 30 settembre le giacenze di vino hanno raggiunto 41.040.109 ettolitri, contro i 35.952.457 della stessa data del 2025: oltre 5 milioni di ettolitri in più, pari a un incremento del 14,2%. Considerando anche mosti e vino nuovo ancora in fermentazione, le disponibilità complessive si avvicinano ai 62,7 milioni di ettolitri. Il Piemonte non fa eccezione: tra le province con le giacenze più elevate la provincia di Cuneo è terza, con circa 2 milioni di ettolitri, dopo Treviso e Verona.

Il dato va però letto con attenzione, perché giacenza non significa invenduto. Una parte rilevante del vino in cantina è ferma per ragioni produttive: un Barolo deve rispettare per disciplinare un affinamento minimo superiore ai tre anni. Per una cantina delle Langhe un magazzino importante non è quindi un’anomalia ma la condizione normale del modello di business.

Il problema finanziario nasce quando alla giacenza fisiologica si somma quella commerciale, cioè il vino che avrebbe dovuto essere venduto e invece resta in cantina. Si aggrava quando né l’impresa né la banca dispongono degli strumenti per distinguere l’una dall’altra. È su questo confine che si decide se una cantina sana attraversa una fase di rallentamento senza danni oppure entra in tensione finanziaria.

Perché il magazzino del vino assorbe liquidità

Ogni impresa vitivinicola anticipa i costi e incassa i ricavi molto più tardi. Vendemmia, lavorazioni, personale, botti, energia e imbottigliamento si pagano nell’arco di mesi. Il vino corrispondente si vende uno, due o quattro anni dopo. Il tempo che separa l’uscita di cassa dall’incasso è il ciclo monetario dell’impresa. Si calcola sommando i giorni di permanenza del vino in magazzino ai giorni di incasso dai clienti e sottraendo i giorni di pagamento ai fornitori. Per i vini a lungo affinamento questo ciclo supera facilmente l’anno.

Quando le vendite rallentano accade un fenomeno che il bilancio tende a nascondere. I costi sostenuti per produrre vino non ancora venduto non transitano subito dal conto economico: vengono capitalizzati nel magazzino al costo di produzione. Il conto economico registra quindi soltanto il calo dei ricavi e dei margini, mentre la cassa sopporta anche il peso della produzione rimasta in cantina. L’imprenditore percepisce spesso il problema non leggendo il bilancio ma guardando il conto corrente, quando il fido resta pieno anche nei mesi in cui dovrebbe svuotarsi.

Per misurare questo effetto sulla propria impresa è utile partire dal calcolatore GrifoFinance su ciclo di cassa e magazzino dormiente. Il passo successivo è una previsione di cassa che individui in anticipo il punto di massima tensione. La metodologia è descritta nella guida alla previsione di cassa.

Il caso: una cantina delle Langhe con 900.000 euro di scorte

Per rendere concreto il ragionamento costruiamo un caso ipotetico, con parametri volutamente espliciti. La cantina produce Barolo, Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba. Ha una clientela consolidata fatta di ristorazione, enoteche, un distributore nazionale e due importatori esteri. Non è un’impresa in crisi: è un’impresa con un magazzino strutturalmente lungo.

I parametri di partenza

Analisi finanziaria · Imprese vitivinicole

Il profilo economico e finanziario della cantina

Valori annuali e consistenze patrimoniali utilizzati nell’esempio.

Caso ipotetico
Fatturato annuo 1.500.000 € IVA esclusa
Margine operativo lordo 270.000 € 18% del fatturato
Scorte di vino 900.000 € Valutazione al costo

Struttura economica

Fatturato annuo (IVA esclusa)
1.500.000 €
Costo della produzione dell’esercizio, capitalizzato a magazzino
825.000 €
Costo del venduto (in equilibrio pari alla produzione)
825.000 €
Altri costi operativi (struttura, personale non produttivo, costi commerciali)
405.000 €
Margine operativo lordo (18%)
270.000 €

Capitale immobilizzato nel ciclo operativo

Magazzino valutato al costo
900.000 €
Rotazione del magazzino
Circa 400 giorni
Crediti commerciali (incasso medio a 90 giorni)
Circa 370.000 €

Debito e impegni finanziari

Mutuo chirografario residuo (quota capitale annua 50.000 €)
200.000 €
Linee a breve utilizzate su 200.000 € accordati
150.000 €
Interessi annui (ipotesi di tasso medio del 5%)
17.500 €
Imposte pagate nell’anno
40.000 €
Investimenti di mantenimento
60.000 €

Nota metodologica. Dati esclusivamente ipotetici, utilizzati per illustrare il rapporto tra redditività, giacenze, capitale circolante e impegni finanziari di un’impresa vitivinicola. Non rappresentano valori medi di settore, parametri bancari o condizioni di finanziamento.

Una precisazione contabile è necessaria per leggere correttamente il caso. Gli 825.000 euro rappresentano il costo della produzione dell’esercizio: vendemmia, vinificazione, affinamento e imbottigliamento, che vengono capitalizzati a magazzino. Il costo del venduto è invece il costo, storicamente sostenuto, delle annate effettivamente vendute nell’anno. In una cantina a regime, con produzione e vendite stabili, le due grandezze coincidono e il magazzino non varia.

In queste condizioni la cantina genera un margine di 270.000 euro. Dopo imposte, rate del mutuo, interessi e investimenti resta un avanzo di 102.500 euro. Per misurare la sostenibilità del debito usiamo un DSCR operativo semplificato: il margine operativo lordo al netto di imposte e investimenti, diviso per il servizio del debito (quota capitale più interessi). Il calcolo è (270.000 − 40.000 − 60.000) / 67.500. Il risultato è 2,52: il flusso disponibile copre il servizio del debito circa due volte e mezza. A regime il capitale circolante non varia e questo indicatore coincide con quello calcolato dopo le variazioni del circolante. È un profilo che un analista bancario considererebbe solido.

Che cosa succede se le vendite rallentano del 15%

Supponiamo ora che i volumi venduti scendano del 15% a prezzi invariati, portando il fatturato a 1.275.000 euro. Le cause sono il calo della domanda nella ristorazione e un rallentamento degli ordini di un importatore. Supponiamo anche che alcuni clienti allunghino i pagamenti, portando l’incasso medio da 90 a 110 giorni. La cantina non può ridurre la produzione in corso: la vendemmia 2026 è stata raccolta e pagata e il vino delle annate precedenti continua il suo affinamento. Il costo della produzione dell’esercizio resta quindi di 825.000 euro.

Gli effetti si propagano in tre direzioni.

  1. I margini si riducono. Il costo del venduto scende a 701.250 euro mentre gli altri costi operativi restano invariati. Il margine operativo lordo passa da 270.000 a 168.750 euro, con una contrazione del 37,5%.
  2. Il magazzino cresce. La produzione dell’esercizio, pari a 825.000 euro, supera di 123.750 euro il costo del venduto. Questa differenza resta in cantina sotto forma di vino in affinamento e porta il magazzino a 1.023.750 euro.
  3. I crediti si allungano. Con meno fatturato ma incassi più lenti, i crediti commerciali salgono da circa 369.900 a circa 384.200 euro e assorbono altri 14.400 euro circa.

Il flusso di cassa operativo, dopo le variazioni del capitale circolante, scende così a circa 30.600 euro (168.750 − 123.750 − 14.400). Le uscite per imposte, mutuo, interessi e investimenti restano 167.500 euro. Il saldo annuale diventa negativo per circa 136.900 euro.

A questo disavanzo si aggiunge la stagionalità. Le spese di vendemmia si concentrano tra agosto e ottobre, mentre una parte importante degli incassi arriva con le vendite natalizie. La previsione mensile mostra quindi in autunno un fabbisogno temporaneo ulteriore di circa 63.100 euro. Il picco complessivo raggiunge così 200.000 euro. Ed è esattamente la cifra che l’imprenditore chiede alla banca.

Diagnosi: che cosa contiene davvero la richiesta di 200.000 euro

La richiesta non è sbagliata nell’importo. È però indistinta nella natura. La tabella che segue è una rappresentazione gestionale semplificata, non una riconciliazione contabile. Distingue il fabbisogno incrementale dell’anno dal fabbisogno aggiuntivo temporaneo legato alla stagionalità.

Analisi finanziaria · Imprese vitivinicole

Come si forma il fabbisogno finanziario

Componenti strutturali, commerciali e stagionali nell’esempio della cantina.

Caso ipotetico
Fabbisogno incrementale annuo 136.900 € Componente strutturale e commerciale, al netto dell’avanzo corrente.
Picco di fabbisogno 200.000 € Include il fabbisogno stagionale aggiuntivo.

Composizione del fabbisogno annuale

Vino trattenuto in affinamento
Natura: strutturale Rientro: 24–36 mesi, con la vendita delle annate
123.750 €
Allungamento dei crediti
Natura: commerciale Rientro: legato agli incassi dai clienti
14.400 €
Avanzo della gestione corrente
Effetto: riduce il fabbisogno Rientro: non applicabile
−1.250 €

Componente stagionale

Fabbisogno stagionale aggiuntivo

Natura temporanea · Rientro entro l’esercizio

63.100 €

Nota metodologica. Importi ipotetici, arrotondati alle centinaia di euro nella tabella originale. I valori descrivono un caso esemplificativo e non costituiscono parametri di mercato o criteri di concessione del credito.

Importi arrotondati alle centinaia di euro.

La scomposizione cambia la natura della trattativa con la banca. La tensione finanziaria nasce dalla combinazione di due fattori: una contrazione reale dei margini e un forte assorbimento di capitale circolante, che amplifica gli effetti del rallentamento commerciale. Il margine operativo resta positivo e, al netto delle variazioni del circolante, è sufficiente a coprire imposte, investimenti e servizio del debito esistente, seppure senza alcuna riserva. È il vino trattenuto in cantina a trasformare un anno di margini compressi in un disavanzo di cassa: vale da solo circa il 90% del fabbisogno incrementale annuale e tornerà disponibile come incasso solo fra due o tre anni.

Lo stesso fenomeno emerge confrontando due misure di sostenibilità del debito nell’anno di rallentamento:

  • il DSCR operativo semplificato, calcolato prima delle variazioni del circolante, scende da 2,52 a 1,02: (168.750 − 40.000 − 60.000) / 67.500;
  • il DSCR dopo le variazioni del capitale circolante diventa negativo, intorno a −1,0: (30.600 − 40.000 − 60.000) / 67.500. Nell’anno, cioè, la gestione non genera alcuna risorsa per il servizio del debito.

La distanza fra i due indicatori misura esattamente il peso del magazzino e dei crediti. È anche la ragione per cui il nuovo debito va costruito con attenzione ai tempi di rimborso. Simuliamo l’effetto della copertura dei 200.000 euro con una struttura articolata per fabbisogno. Usiamo un’unica metodologia: tasso illustrativo del 5% annuo, interessi calcolati sull’utilizzo medio dell’anno. Le componenti sono tre:

  • 124.000 euro di finanziamento quinquennale a quote capitale costanti: 6.200 euro di interessi nel primo anno;
  • 14.000 euro di anticipo crediti per l’intero anno: 700 euro di interessi;
  • 63.000 euro di utilizzo stagionale per circa quattro mesi: 1.050 euro di interessi.

Gli oneri aggiuntivi del primo anno ammontano a circa 7.950 euro e vanno sommati al fabbisogno calcolato in precedenza.

Analisi finanziaria · Capacità di rimborso

Come cambia il DSCR con il nuovo debito

Confronto fra tre ipotesi di servizio del debito nel primo anno.

Caso ipotetico
Solo debito esistente Situazione senza nuovo finanziamento.
67.500 €
1,02
Nuovo debito con preammortamento Dodici mesi senza rimborso della quota capitale del nuovo finanziamento.
75.450 €
0,91
Nuovo debito con rimborso immediato Quota capitale annua del nuovo finanziamento: 24.800 €.
100.250 €
0,69

Nota metodologica. DSCR operativo semplificato, riferito esclusivamente al primo anno e calcolato su ipotesi illustrative. I valori non rappresentano soglie bancarie universali né una valutazione del merito creditizio. Un’analisi prospettica richiede la verifica dei flussi disponibili e del servizio del debito per ciascun periodo rilevante.

In entrambi i casi l’indicatore scende sotto 1: il primo anno resta teso e il nuovo debito finanzia in parte anche i propri oneri. Il preammortamento però riduce di oltre 24.000 euro le uscite del primo anno e sposta il rimborso del capitale nel periodo in cui le annate trattenute vengono vendute. Il tema non è soltanto quanto finanziare. È anche come far coincidere i rimborsi con i rientri.

Quattro fabbisogni, quattro risposte diverse

Il vino in affinamento: debito a medio termine e pegno rotativo

La componente strutturale dovrebbe essere finanziata con strumenti di durata coerente con il ciclo del prodotto: finanziamenti a medio termine, possibilmente con un periodo di preammortamento allineato ai tempi di commercializzazione.

Per i vini a denominazione esiste una garanzia specifica, poco conosciuta dalle imprese. L’articolo 78, comma 2-duodecies, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ammette il pegno rotativo sui prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP, compresi vini e bevande spiritose. I beni vincolati vengono individuati anche attraverso documenti e annotati in appositi registri. Le modalità attuative sono state fissate dal decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 23 luglio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 215 del 29 agosto 2020. Il carattere rotativo consente di sostituire i beni dati in garanzia con altri di pari valore senza ricostituire ogni volta la garanzia. Per una cantina che vende e reintegra continuamente le proprie partite è un vantaggio decisivo.

Questo specifico regime ha confini precisi, che vanno chiariti fin dall’inizio:

  • riguarda esclusivamente prodotti DOP e IGP. Per scorte prive di denominazione possono essere valutate forme di garanzia diverse, come il pegno mobiliare non possessorio introdotto nel 2016, con presupposti e adempimenti propri;
  • richiede una tracciabilità rigorosa delle partite. Il decreto attuativo prevede tra l’altro che i recipienti contenenti i prodotti vincolati siano destinati esclusivamente a quei prodotti e che il loro codice identificativo sia annotato nel registro;
  • presuppone che l’intermediario accetti la garanzia e attribuisca un valore alle scorte. Lo strumento è oggi presente nell’offerta di alcuni intermediari, ma la sua concreta disponibilità va verificata operazione per operazione.

Il pegno rotativo non trasforma quindi automaticamente il vino in liquidità. Può però rafforzare in modo significativo una richiesta di finanziamento a medio termine quando il magazzino è composto da denominazioni riconoscibili, ben tracciate e con un mercato di sbocco documentabile. Dove l’impresa ne abbia i requisiti, l’operazione può essere assistita anche da garanzie pubbliche, da verificare caso per caso.

I crediti commerciali: anticipo fatture e factoring

La componente legata all’allungamento degli incassi richiede uno strumento diverso. Quando la cantina vende a distributori, importatori o catene commerciali con fatture idonee, l’anticipo fatture o il factoring consentono di trasformare il credito in liquidità senza attendere la scadenza.

La distinzione temporale è fondamentale. Il finanziamento delle scorte interviene prima della vendita. L’anticipo dei crediti interviene soltanto dopo, quando esiste già una fattura verso un debitore valutabile. Proporre il factoring per finanziare un Barolo ancora in botte significherebbe confondere due momenti del ciclo economico. Le differenze tra fido, anticipo fatture e finanziamento sono approfondite nella guida dedicata al capitale circolante.

La punta stagionale: linee a breve dimensionate correttamente

La componente stagionale è l’unica che le linee a breve sono nate per sostenere. Si apre con la vendemmia e si chiude con gli incassi di fine anno. Nel caso esaminato richiede un utilizzo aggiuntivo di circa 63.000 euro. Questo porta le linee a breve poco oltre l’accordato attuale e rende sufficiente un adeguamento contenuto oppure un finanziamento a 12-18 mesi.

Il debito esistente: quando ha senso riorganizzarlo

Alcune cantine scoprono di avere un indebitamento complessivamente sostenibile ma distribuito su scadenze incompatibili con il proprio ciclo produttivo: troppo debito a breve per finanziare vino che si vende in tre anni. In questi casi la ristrutturazione del debito può ridurre la pressione sulle scadenze. Non è però una soluzione universale. Allungare il debito ne aumenta normalmente il costo complessivo. Inoltre ha senso solo se i flussi futuri sono in grado di sostenerlo. Quando la tensione è già sfociata in difficoltà conclamate, entrano in gioco strumenti e professionalità diversi dalla sola riorganizzazione bancaria.

Due strutture a confronto

Analisi finanziaria · Struttura del debito

Due modi di finanziare lo stesso fabbisogno

Confronto fra concentrazione del debito a breve termine e finanziamento articolato secondo la natura del fabbisogno.

Caso ipotetico
Struttura A

Tutto sulle linee a breve

Nuovo debito a breve 200.000 €
Utilizzo complessivo delle linee a breve 150.000 → 350.000 €
Debito a medio termine aggiuntivo Nessuno
Anticipo dei crediti commerciali Nessuno
Coerenza fra scadenze e rientri Bassa: il vino rientra in 2–3 anni, mentre le linee si rivedono ogni anno.
Rischio principale

Revoca o mancato rinnovo delle linee.

Struttura B

Finanziamento per fabbisogno

Nuovo debito a breve Circa 63.000 €
Utilizzo complessivo delle linee a breve 150.000 → circa 213.000 €
Debito a medio termine aggiuntivo Circa 124.000 €
Anticipo dei crediti commerciali Circa 14.000 €
Coerenza fra scadenze e rientri Elevata.
Rischio principale

Costo complessivo maggiore per la durata più lunga.

Nota metodologica. Importi indicativi riferiti a un caso aziendale ipotetico. Le due strutture rappresentano alternative illustrative, non offerte di finanziamento. Condizioni, costi, garanzie, durate e disponibilità degli strumenti dipendono dall’impresa, dall’operazione e dalle valutazioni degli intermediari.

La Struttura A è più rapida da ottenere sulla carta. Espone però la cantina a un rischio sproporzionato: lascia l’impresa senza margini proprio nel momento in cui il vino trattenuto non è ancora vendibile. Inoltre un utilizzo elevato e persistente delle linee a breve è uno degli elementi che gli analisti bancari osservano con attenzione. Lo è soprattutto se accompagnato da sconfinamenti o da una capacità di rimborso in calo, nella lettura dei dati di Centrale Rischi e nella valutazione del merito creditizio. La Struttura B richiede più lavoro istruttorio ma produce un debito che si estingue con le stesse risorse che lo hanno reso necessario.

Quando trattenere il vino e quando liberarlo

Finanziare il magazzino ha senso solo se il valore di realizzo atteso delle scorte copre i costi già sostenuti più gli oneri finanziari dell’attesa. Per un Barolo di un’annata apprezzata con un canale commerciale consolidato la risposta è spesso positiva. Per partite di vino invendute da più vendemmie la risposta può essere opposta: finanziarle significa soltanto rinviare una perdita e aggiungervi interessi.

Le istituzioni piemontesi stanno intervenendo proprio su questo confine, con due misure distinte.

  • Esuberi della vendemmia 2026. La Regione ha stabilito, su proposta del Consorzio di tutela, che una quota delle uve e dei mosti eccedenti la resa di disciplinare di Barolo, Barbaresco e Nebbiolo d’Alba sia destinata alla distillazione o ad altri usi diversi dal vino.
  • Bando sulle giacenze del 7 ottobre 2026. Il bando sperimentale da 1,5 milioni di euro sostiene i costi di conservazione del vino ancora privo di sbocchi commerciali, a condizione che il produttore stipuli accordi di filiera con imprese di trasformazione per collocarlo in usi non vino. La distillazione è esclusa. Sono ammessi soltanto vini DOC e DOCG non condizionati della vendemmia 2025 o precedenti. Il quantitativo per beneficiario deve essere compreso fra 300 e 4.000 ettolitri e le domande si presentano entro il 30 novembre 2026.

Le due misure segnalano che le stesse istituzioni considerano una parte delle giacenze non più destinata, in tempi ragionevoli, al mercato del vino. Per l’impresa la scelta fra trattenere e finanziare una partita oppure avviarla a impieghi alternativi richiede quindi un’analisi caso per caso del valore delle scorte. Prevedibilmente, i ricavi di un impiego diverso dal vino difficilmente si avvicinano al valore commerciale di un vino a denominazione. Non è una decisione da prendere sotto la pressione di una scadenza bancaria.

Il ruolo del mediatore creditizio

In una situazione come quella descritta la risposta più frequente è anche la più debole: chiedere alla propria banca un aumento del fido. La banca riceve un bilancio storico che mostra un magazzino in crescita, margini in calo e liquidità ridotta. Senza ulteriori informazioni può leggerli come segnali di difficoltà commerciale.

Il lavoro di un mediatore creditizio specializzato si colloca prima della richiesta. GrifoFinance parte dall’analisi dei flussi di cassa e dalla scomposizione del fabbisogno. Esamina la composizione del magazzino per denominazione e annata, la struttura degli affidamenti esistenti e la posizione in Centrale Rischi. Su questa base costruisce un dossier che rappresenti il ciclo economico reale dell’impresa e non soltanto il suo bilancio, secondo l’impostazione del business plan bancario. Il dossier illustra tempi di affinamento, programmi commerciali, flussi previsionali e capacità di rimborso.

Con questo materiale la richiesta può essere presentata a più intermediari e messa a confronto, distinguendo il fabbisogno da finanziare a medio termine da quello coperto con strumenti commerciali o stagionali. Laddove l’intermediario lo preveda, si può verificare anche la praticabilità di un’operazione assistita da pegno rotativo. La decisione sulla concessione del credito, sulle garanzie richieste e sulle condizioni resta sempre in capo agli intermediari finanziatori.

Quando chiedere una valutazione

Alcuni segnali indicano che è il momento di analizzare la struttura finanziaria della cantina prima che la tensione si manifesti:

  • le linee a breve restano piene anche dopo le vendite di fine anno;
  • il magazzino cresce per il secondo esercizio consecutivo senza un corrispondente aumento delle annate in affinamento programmato;
  • la vendemmia viene pagata attingendo allo scoperto;
  • i tempi di incasso da distributori o importatori si allungano;
  • si avvicina il rinnovo annuale degli affidamenti o la banca chiede un rientro.

Nessuno di questi segnali indica di per sé una crisi. Tutti indicano però che il fabbisogno merita di essere misurato prima di essere finanziato.

Nota metodologica. Il caso presentato è ipotetico e costruito a fini illustrativi. I calcoli adottano ipotesi semplificate: prezzi di vendita invariati, costo di produzione costante, IVA esclusa, imposte basate sull’esercizio precedente, tasso illustrativo del 5% e stagionalità degli incassi stimata. Gli indicatori di copertura del debito sono calcolati secondo le definizioni semplificate indicate nel testo. Non costituiscono una consulenza personalizzata né un’indicazione delle condizioni ottenibili. Strumenti, garanzie e condizioni di ogni operazione dipendono dalla valutazione degli intermediari finanziatori e dalle caratteristiche della singola impresa.


GRIFOFINANCE | FINANZA PER LE IMPRESE VITIVINICOLE

Analisi del fabbisogno finanziario per le cantine

L’aumento delle giacenze non si traduce necessariamente in una difficoltà finanziaria. Occorre però conoscere il capitale immobilizzato e prevedere i tempi di incasso. Occorre anche verificare che le fonti di finanziamento siano coerenti con il ciclo produttivo.

GrifoFinance affianca le imprese vitivinicole nell’analisi dei flussi di cassa e nella verifica delle esposizioni bancarie. Le assiste inoltre nella preparazione del dossier per gli intermediari e nel confronto tra soluzioni di credito per capitale circolante, magazzino e crediti commerciali.

GrifoFinance · Finanza per le imprese vitivinicole

Il vino matura. La liquidità non può aspettare.

Se la tua cantina ha capitale immobilizzato nelle scorte, incassi differiti o esigenze di finanziamento legate al ciclo produttivo, puoi sottoporre il caso a GrifoFinance per un primo inquadramento delle possibili soluzioni creditizie.

Da dove partire Non serve individuare subito un prodotto finanziario: descrivi l’esigenza della cantina. La valutazione dello strumento richiede un esame del caso concreto.
Non è necessario inviare bilanci o documenti finanziari in questa fase.

GrifoFinance opera quale mediatore creditizio iscritto all’OAM al n. M538. La richiesta è finalizzata a un primo inquadramento dell’esigenza finanziaria dell’impresa. L’eventuale individuazione di strumenti di credito, garanzie o altre soluzioni dipende dalle caratteristiche dell’operazione e dalle valutazioni degli intermediari competenti. L’invio del modulo non costituisce richiesta di finanziamento approvata né garanzia di concessione del credito.

GrifoFinance S.r.l. è un mediatore creditizio iscritto all’elenco OAM al n. M538. Non eroga direttamente finanziamenti. La concessione del credito è subordinata alla valutazione e all’approvazione degli intermediari finanziatori.

Apparato documentale

Fonti e riferimenti

Documentazione primaria a supporto dei dati sulle giacenze vitivinicole, della disciplina delle garanzie sulle scorte e dell’analisi finanziaria delle cantine.

04 Fonti
Dati istituzionali Normativa Principi contabili Vigilanza e credito
  1. Report istituzionale 2026 MASAF · ICQRF

    Cantina Italia. Report n. 9/2026

    Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Dati al 30 settembre 2026.

    Fonte dei dati nazionali sulle giacenze di vino, mosti e vino nuovo in fermentazione, del confronto annuale e della distribuzione territoriale delle scorte.

  2. Fonte normativa 2020 Gazzetta Ufficiale

    Decreto 23 luglio 2020. Costituzione del pegno rotativo sui prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP

    Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 215, 29 agosto 2020. Codice redazionale 20A04644.

    Disciplina le modalità di costituzione del pegno rotativo sui prodotti DOP e IGP, inclusi i prodotti vitivinicoli, e gli adempimenti relativi all’individuazione e alla sostituzione dei beni vincolati.

  3. Principio contabile Testo aggiornato OIC

    OIC 13 — Rimanenze

    Organismo Italiano di Contabilità. Principio contabile emanato nel dicembre 2016 e aggiornato con gli emendamenti del 29 dicembre 2017, 19 aprile 2023 e 8 dicembre 2025.

    Riferimento per la rilevazione, classificazione e valutazione delle scorte nel bilancio d’esercizio. Consente di distinguere il valore contabile delle rimanenze dalla loro capacità di generare liquidità.

  4. Guida istituzionale 2026 Banca d’Italia

    La Centrale dei rischi in parole semplici

    Banca d’Italia. Le guide della Banca d’Italia. Edizione del 20 agosto 2026.

    Illustra il funzionamento della Centrale dei rischi e l’utilizzo delle informazioni creditizie nella valutazione dei rapporti tra imprese e intermediari.

Nel dossier

La finanza delle cantine

Tre letture complementari per collegare il ciclo produttivo del vino alla gestione della liquidità e alle decisioni finanziarie.

03 Letture

Potrebbe interessarti...