Mutui febbraio 2026: il tasso scende al 3,42%, ma i mercati già segnalano una svolta
Il bollettino ABI di febbraio fotografa un sistema bancario in salute: prestiti in crescita, crediti deteriorati ai minimi storici, raccolta solida. I mutui per la casa toccano un nuovo minimo di ciclo. Ma attenzione: i dati di mercato di questi giorni avvertono che la fase discendente potrebbe essere agli sgoccioli.
Tasso mutui 2026: il dato del mese
A febbraio 2026 il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,42%, in calo dal 3,45% di gennaio e ben al di sotto del 4,42% di dicembre 2023. Un punto percentuale in meno rispetto a poco più di due anni fa si traduce, su un mutuo da 200.000 euro a 25 anni, in una differenza di oltre 100 euro al mese sulla rata. Non è un dettaglio: è la distanza tra accedere al mercato immobiliare o restarne fuori.
Anche il tasso sui nuovi finanziamenti alle imprese è sceso, al 3,45% dal 3,53% di gennaio. Per confronto: a dicembre 2023 era al 5,45%.
Il tasso medio sul totale dei prestiti in essere — che include tutti i contratti in corso, compresi quelli sottoscritti anni fa a tassi più alti — è rimasto stabile al 3,99%. Questo aggregato si muove più lentamente, ma convergerà verso il basso man mano che i vecchi contratti vengono estinti o surrogati.
Prestiti in crescita: famiglie e imprese tornano a chiedere credito
A febbraio 2026 i prestiti bancari a famiglie e imprese sono cresciuti del +2,1% su base annua. Un numero che vale più di quanto sembri: per le famiglie è il quattordicesimo mese consecutivo di crescita; per le imprese, l’ottavo. Sono segnali di una domanda di credito che si consolida, non di un rimbalzo occasionale.
Il confronto con i mesi precedenti mostra una lieve flessione rispetto al +2,5% (famiglie) e +1,7% (imprese) di gennaio, ma la direzione rimane invariata. Il credito fluisce — e questo è il dato che conta per la trasmissione della politica monetaria all’economia reale.
La raccolta bancaria accelera: più risparmio nelle banche
Sul fronte della raccolta, le banche raccolgono sempre più risorse dalla clientela.
La raccolta diretta — depositi e obbligazioni — cresce del 4% annuo a febbraio (dal +3,6% di gennaio). I depositi accelerano al +4,6%. Le obbligazioni bancarie a medio-lungo termine segnano +0,4%, in frenata rispetto al +0,8% precedente: segnale che il pubblico predilige ancora la liquidità.
La raccolta indiretta — cioè i titoli custoditi in banca ma non emessi da essa — ha segnato un incremento di 97,7 miliardi tra gennaio 2025 e gennaio 2026. Di questi, 35,6 miliardi provengono dalle famiglie, 17,6 miliardi dalle imprese. Il resto fa capo a settori istituzionali: assicurazioni, imprese finanziarie, pubblica amministrazione.
Il quadro complessivo è quello di un sistema in cui cresce contemporaneamente sia l’impiego del denaro (prestiti) sia la sua raccolta: una dinamica virtuosa, possibile solo se il sistema bancario gode di fiducia.
Cosa rendono oggi i depositi vincolati e le obbligazioni bancarie?
Con i tassi sui mutui in calo, vale la pena guardare anche al lato dei risparmiatori.
Il tasso sui nuovi depositi vincolati (certificati di deposito, conti vincolati) è salito al 2,07% a febbraio, dal 2,04% di gennaio. È superiore alla media dell’area euro, ferma all’1,88%. Rispetto al giugno 2022 — quando era allo 0,29% — il rendimento è quasi settuplato.
Le nuove obbligazioni bancarie a tasso fisso rendono il 3,07%. Il tasso sui conti correnti si conferma allo 0,27%: molto al di sopra dello 0,02% del 2022, ma ancora lontano dall’inflazione.
Lo spread bancario: 196 punti base
Il margine tra tasso sui nuovi prestiti e tasso sulla nuova raccolta — il cosiddetto spread di intermediazione — si è attestato a 196 punti base a febbraio 2026. È il termometro della redditività bancaria sull’attività caratteristica: più è ampio, più le banche guadagnano dall’intermediazione del credito. Un livello di quasi 2 punti percentuali è storicamente nella norma per il sistema italiano.
Crediti deteriorati: il miglioramento strutturale continua
Il dato forse più significativo per la solidità del sistema è quello sui crediti deteriorati netti: a gennaio 2026 sono scesi a 27,1 miliardi di euro, dai 30 miliardi di settembre 2025 e dai 31,3 miliardi di fine 2024.
Il confronto con il picco del 2015 — 196,3 miliardi — rende la dimensione della trasformazione: oltre 169 miliardi di crediti problematici eliminati dai bilanci bancari in meno di un decennio. In rapporto al totale del credito erogato, i deteriorati netti sono oggi all’1,28%, contro il 9,8% del 2015. Un sistema radicalmente più sano.
Attenzione: i mercati anticipano già una risalita dei tassi
I dati del bollettino ABI fotografano febbraio 2026. Ma il contesto è cambiato rapidamente. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno già spinto verso l’alto i tassi interbancari: l’Euribor è risalito al 2,15% (era al 2,01% a febbraio) e l’IRS a 10 anni è ora attorno al 3% (dal 2,80% di febbraio).
Se queste tensioni persistessero, i tassi sui nuovi mutui — che seguono queste curve — potrebbero risalire già nelle prossime rilevazioni. Il vicedirettore generale dell’ABI Gianfranco Torriero ha parlato esplicitamente di «forte incertezza» e ha annunciato monitoraggio continuo nei prossimi bollettini.
Implicazione pratica: chi sta valutando un mutuo e vuole bloccare le condizioni attuali — ancora favorevoli rispetto al 2023 — ha interesse a muoversi prima che questa finestra si chiuda.
In sintesi: cosa dice il bollettino ABI di febbraio 2026
| Indicatore | Febbraio 2026 | Variazione |
|---|---|---|
| Tasso medio nuovi mutui casa | 3,42% | ↓ da 3,45% (gen) e 4,42% (dic 2023) |
| Tasso medio nuovi prestiti imprese | 3,45% | ↓ da 3,53% (gen) e 5,45% (dic 2023) |
| Tasso medio totale prestiti in essere | 3,99% | = stabile |
| Crescita prestiti famiglie + imprese | +2,1% a/a | 14° e 8° mese consecutivo |
| Raccolta diretta | +4,0% a/a | in accelerazione |
| Crediti deteriorati netti | 27,1 mld | ↓ da 31,3 mld (dic 2024) |
| Spread intermediazione | 196 punti base | — |
| Tasso depositi vincolati | 2,07% | > media Eurozona (1,88%) |
Fonte primaria: Bollettino mensile ABI – febbraio 2026. I dati sui tassi di mercato (Euribor/IRS) sono aggiornati al 14 marzo 2026.
Domande frequenti
Qual è il tasso medio sui mutui per l’acquisto di casa a febbraio 2026?
A febbraio 2026 il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,42%, in calo rispetto al 3,45% di gennaio 2026. Il confronto con dicembre 2023 — quando lo stesso tasso era al 4,42% — mostra un miglioramento di un intero punto percentuale nel corso di poco più di due anni.
I tassi sui mutui stanno ancora scendendo o stanno per risalire?
Il bollettino ABI di febbraio 2026 registra ancora un lieve calo, ma i tassi interbancari di riferimento (Euribor ed IRS a 10 anni) hanno già ripreso a salire nelle settimane successive, complici le tensioni geopolitiche. L’Euribor è risalito al 2,15% e l’IRS si attesta attorno al 3%. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, le rate sui nuovi mutui potrebbero tornare a crescere nelle prossime rilevazioni.
Conviene accendere un mutuo adesso o è meglio aspettare?
Le condizioni attuali restano nettamente più favorevoli rispetto al 2023, ma i segnali di mercato indicano che la finestra di tassi minimi potrebbe chiudersi. Chi ha già individuato l’immobile e soddisfa i requisiti di accesso al credito ha buone ragioni per procedere senza ulteriori attese. In ogni caso, la scelta dipende dalla propria situazione finanziaria e va valutata con il supporto di un consulente.
Cosa sono i crediti deteriorati e perché il loro calo è una buona notizia?
I crediti deteriorati sono prestiti che le banche ritengono difficilmente recuperabili perché i debitori sono in difficoltà. Più sono alti, più il sistema bancario è fragile. A gennaio 2026 i deteriorati netti sono scesi a 27,1 miliardi di euro: un livello che equivale all’1,28% del totale dei crediti, contro il 9,8% del 2015. Un sistema bancario più sano eroga credito più facilmente e a condizioni migliori per famiglie e imprese.
Quanto rendono oggi i depositi vincolati e le obbligazioni bancarie?
A febbraio 2026 il tasso sui nuovi depositi a durata prestabilita (conti vincolati, certificati di deposito) è al 2,07%, sopra la media dell’area euro pari all’1,88%. Le nuove obbligazioni bancarie a tasso fisso rendono il 3,07%. Il conto corrente ordinario rimane invece poco remunerativo: lo 0,27% di tasso medio non copre l’inflazione.
Cosa indica lo spread bancario di 196 punti base?
Lo spread di intermediazione è la differenza tra il tasso applicato ai nuovi prestiti e il tasso pagato sulla nuova raccolta. A febbraio 2026 vale 196 punti base (circa 2 punti percentuali). È il margine con cui le banche remunerano il rischio di credito e i costi operativi. Un valore attorno ai 200 punti base è considerato nella norma per il sistema bancario italiano.
