Polizza vita ramo I riscatto anticipato: cassetto archivio aperto con documento, occhiali e penna su scrivania moderna

Polizze vita: perché nel 2025 gli italiani hanno smesso di disinvestire (e cosa significa per chi deve scegliere)

Il mercato del ramo vita ha chiuso il 2025 con una raccolta netta positiva per 9,9 miliardi di euro, ribaltando il saldo negativo di 3,5 miliardi dell’anno precedente. Non è un rimbalzo tecnico: è il segnale che qualcosa di strutturale è cambiato nel rapporto tra gli assicurati e i propri contratti. Per chi ha una polizza o sta valutando di sottoscriverne una, capire il meccanismo è più utile che leggere il dato grezzo.

Il riscatto: uno strumento che costa più di quanto appare

Prima di ragionare sui numeri aggregati, è utile fissare un concetto che non sempre è chiaro a chi gestisce una polizza vita. Il riscatto è la richiesta anticipata di restituzione del capitale accumulato. Non è una scadenza naturale del contratto, è un’uscita volontaria — e ha un costo implicito che molti scoprono solo nel momento in cui decidono di esercitarlo.

Nelle polizze di ramo I, quelle a gestione separata con rendimento minimo garantito, il riscatto anticipato comporta solitamente penali che variano in funzione dell’anno contrattuale: nei primi cinque anni possono erodere dal 2% al 5% del montante, a seconda della compagnia. Nelle polizze di ramo III, le unit-linked agganciate a fondi di investimento, non ci sono penali fisse ma c’è il rischio di uscire in un momento di mercato sfavorevole, con perdita in conto capitale. Nel 2022 e nel 2023, quando i tassi salgono bruscamente e i portafogli obbligazionari vanno a valore negativo, decine di migliaia di assicurati italiani optano per il riscatto — alimentando quella raccolta netta negativa che culmina nel -3,5 miliardi del 2024.

Il calo dei riscatti nel 2025, -6,6% sull’anno precedente con un indice annuo sceso dal 10,3% al 9,4% delle riserve matematiche, non si spiega con una maggiore soddisfazione dei clienti. Si spiega con il miglioramento delle condizioni di mercato e con il fatto che chi aveva deciso di uscire, è già uscito.

Dove è finita la raccolta: i numeri che contano

I 118,7 miliardi di premi contabilizzati nel 2025 (+7,4% sul 2024) non sono distribuiti uniformemente. L’84% è a premio unico: l’assicurato versa tutto in una volta, spesso in coincidenza con una scadenza di un altro prodotto finanziario, un’eredità, la liquidazione di un investimento. Questo spiega perché la raccolta vita sia strettamente correlata ai flussi bancari e non a un comportamento autonomo del settore assicurativo.

Il ramo che cresce di più è il ramo III (+18,8% a 37,4 miliardi), quello collegato ai fondi di investimento interni o a OICR esterni. Le riserve del ramo III arrivano a 269,7 miliardi, con una rivalutazione degli attivi sottostanti di 11,7 miliardi — riflesso diretto di mercati finanziari che nel 2025 restano positivi, almeno nella prima parte dell’anno.

Il ramo I, quello a gestione separata con garanzia del capitale e rendimento minimo, regge con premi sostanzialmente stabili a 73,8 miliardi (+0,5%) e riserve che salgono a 567,4 miliardi. Qui la dinamica è diversa: non c’è crescita significativa nella raccolta nuova, ma la clientela esistente non esce. Chi ha una polizza di ramo I con rendimento garantito al 3-4% — un prodotto che oggi nessuna compagnia offre più a queste condizioni — non ha nessun incentivo a riscattare. Il tempo lavora a suo favore.

Il prodotto che ha trainato la crescita sono i multiramo: combinazioni di ramo I e ramo III nello stesso contratto, con una quota in gestione separata (sicurezza) e una quota in fondi (potenziale di rendimento). Nel 2025 raccolgono premi per 46,9 miliardi (+28,1%), con una raccolta netta di 12,9 miliardi, e le loro riserve arrivano a 268,1 miliardi, il 30% dell’intero mercato vita. Il multiramo è diventato il prodotto di riferimento della bancassicurazione italiana, non perché sia necessariamente il migliore per il cliente, ma perché risponde a una domanda precisa: rendimento potenziale con un pavimento di sicurezza, tutto dentro un unico contratto.

Ramo vita — flussi 2025 per ramo (fonte: ANIA)
Ramo Premi 2025 (mld €) Var. % su 2024 Uscite 2025 (mld €) Raccolta netta (mld €) Riserve a fine 2025 (mld €)
Ramo I — gestione separata 73,8 +0,5% 68,6 +5,2 567,4
Ramo III — unit-linked 37,4 +18,8% 35,7 +1,8 269,7
Multiramo (ramo I + III) 46,9 +28,1% 34,0 +12,9 268,1
Forme pensionistiche (PIP/fondi) 14,3 +11,1% 8,4 +5,9 119,6
Ramo V — capitalizzazione n.d. n.d. 16,9
Ramo VI — fondi pensione n.d. n.d. 33,2
Totale mercato vita 118,7 +7,4% 108,8 +9,9 888,3

La trappola silente nelle gestioni separate

Chi detiene una polizza di ramo I dovrebbe sapere una cosa che raramente gli viene spiegata in sede di collocamento: i rendimenti delle gestioni separate sono dichiarati lordi e con un anno di ritardo rispetto ai mercati. La gestione separata investe prevalentemente in titoli di Stato e obbligazioni corporate, con un portafoglio che si rinnova lentamente. Il rendimento riconosciuto agli assicurati nel 2025 riflette in parte la composizione del portafoglio costruita negli anni precedenti, quando i tassi erano più bassi.

Questo meccanismo ha una conseguenza pratica non trascurabile: nei periodi di tassi in crescita, la gestione separata sottoperforma rispetto ai titoli di Stato correnti, ma nei periodi di tassi in discesa la tende a sovraperformarli — perché contiene ancora nel portafoglio obbligazioni acquistate a rendimenti più alti. Un professionista con 200.000 euro parcheggiati in una gestione separata sottoscritta nel 2018-2019, con tasso di rendimento minimo garantito dell’1,5% lordo, si ritrova oggi in una posizione ambivalente: il contratto gli garantisce protezione del capitale, ma il rendimento reale netto, dopo le commissioni di gestione (spesso tra lo 0,8% e l’1,5%) e la tassazione al 26% sulle plusvalenze, può essere inferiore a quello di un BTP biennale acquistabile oggi.

Chi vende e perché conta saperlo

I dati distributivi del 2025 confermano una struttura di mercato consolidata. Gli sportelli bancari e postali intermediano il 57% della raccolta vita (67,5 miliardi), con punte all’84% nei PIR assicurativi e al 70% nei multiramo puri. I consulenti finanziari abilitati raccolgono il 17% del mercato (20,1 miliardi), fortemente concentrati sulle unit-linked (12,6 miliardi, oltre un terzo dell’intero ramo III).

Questo dato ha un’implicazione operativa diretta: il prodotto vita che ti viene proposto dipende in larga misura dal canale attraverso cui lo compri. La banca tende a collocare multiramo e ramo I, perché si integrano con la gestione del risparmio bancario del cliente. Il consulente finanziario tende a proporre unit-linked, perché strutturalmente è più vicino alla logica dell’investimento in fondi. Nessuno dei due è necessariamente sbagliato, ma bisogna sapere da dove viene il consiglio.

Ramo vita — distribuzione premi 2025 per canale (fonte: ANIA)
Canale distributivo Premi intermediati (mld €) Quota mercato Var. % su 2024 Prodotti prevalenti
Sportelli bancari e postali 67,5 57% +8,3% Ramo I, multiramo, PIR (84%)
Consulenti finanziari abilitati 20,1 17% +8,0% Unit-linked ramo III (12,6 mld)
Agenti assicurativi 15,7 13% +3,6% Ramo I, ramo IV (quota 70%)
Vendita diretta e broker 1,8 ~1,5% Prevalentemente ramo I

Le forme pensionistiche: l’area meno discussa con i numeri migliori

Sebbene ricevano meno attenzione mediatica, le forme pensionistiche individuali e collettive distribuite nel canale vita hanno chiuso il 2025 con un saldo netto di 5,9 miliardi: premi per 14,3 miliardi (+11,1%) e uscite per 8,4 miliardi (-7,3%). Le riserve complessive raggiungono 119,6 miliardi (+8,4%).

Il confronto con i fondi pensione di diritto comune non è diretto, perché la fiscalità e le modalità di accesso differiscono. Ma chi non ha ancora ottimizzato la propria posizione previdenziale dovrebbe sapere che i PIP — piani individuali pensionistici di tipo assicurativo — consentono la deduzione dei contributi versati fino a 5.164,57 euro annui dal reddito complessivo, con un risparmio fiscale effettivo che dipende dall’aliquota marginale IRPEF del contribuente. Per un lavoratore autonomo o un imprenditore in fascia al 43%, il beneficio fiscale immediato vale circa 2.220 euro ogni anno sul massimale. Non è l’unica variabile su cui valutare il prodotto, ma è quella che spesso non viene quantificata nel modo corretto al momento della sottoscrizione.

L’implicazione che vale la pena considerare

I 888,3 miliardi di riserve tecniche vita a fine 2025 — il 13% in più rispetto al 2022, quando i riscatti avevano toccato il picco — rappresentano uno stock enorme di risparmio italiano immobilizzato in contratti con orizzonti temporali di 10-20 anni. La concentrazione è elevata: il 58% delle riserve è in mano alle prime cinque compagnie, il 78% alle prime dieci.

Quello che i dati aggregati non dicono è quanta parte di questo risparmio è distribuita in modo ottimale rispetto agli obiettivi reali di chi lo detiene. Molti contratti sottoscritti tra il 2015 e il 2020 sono stati progettati in un contesto di tassi a zero che non esiste più. Il fatto che i riscatti stiano rallentando non significa che i contratti in portafoglio siano ancora adeguati: può significare semplicemente che il costo di uscita è percepito come troppo alto. Questa inerzia vale miliardi, e di norma avvantaggia chi ha collocato il prodotto più di chi lo detiene.

Domande frequenti

Cosa significa raccolta netta positiva per una polizza vita?

La raccolta netta è la differenza tra i premi incassati dalle compagnie e tutte le uscite: riscatti, scadenze, rendite e sinistri. Nel 2025 il saldo è stato positivo per 9,9 miliardi di euro, contro il -3,5 miliardi del 2024. Significa che gli assicurati hanno versato più denaro di quanto ne abbiano ritirato.

Quanto costa riscattare anticipatamente una polizza vita ramo I?

Il costo del riscatto anticipato su una polizza vita ramo I dipende dal contratto, ma nei primi cinque anni le penali variano generalmente tra il 2% e il 5% del montante. Oltre le commissioni contrattuali, va considerata la perdita dei rendimenti futuri garantiti — particolarmente rilevante per polizze sottoscritte prima del 2020 con tassi minimi garantiti tra il 2% e il 4%.

Qual è la differenza tra polizza vita ramo I e ramo III?

Il ramo I investe in una gestione separata con rendimento minimo garantito e protezione del capitale: il rischio è basso ma il rendimento è contenuto. Il ramo III, detto unit-linked, collega il contratto a fondi di investimento interni o OICR: il rendimento è potenzialmente più alto ma il capitale non è garantito e il valore può scendere in funzione dei mercati finanziari.

Cosa sono le polizze multiramo e perché sono cresciute così tanto nel 2025?

Le polizze multiramo combinano nello stesso contratto una quota in gestione separata (ramo I, capitale garantito) e una quota investita in fondi (ramo III, rendimento variabile). Nel 2025 hanno raccolto premi per 46,9 miliardi (+28,1%) e rappresentano il 30% delle riserve tecniche vita italiane. La loro crescita riflette la domanda di prodotti con un profilo rischio/rendimento equilibrato in un contesto di tassi elevati ma in discesa.

Conviene detrarre i contributi versati a un PIP dalla dichiarazione dei redditi?

I contributi versati a un piano individuale pensionistico (PIP) sono deducibili dal reddito complessivo fino a 5.164,57 euro annui. Il beneficio fiscale immediato dipende dall’aliquota marginale IRPEF: per un contribuente in fascia al 43%, il risparmio d’imposta sul massimale è circa 2.220 euro all’anno. Va valutato nel contesto dell’intera posizione previdenziale, considerando anche i rendimenti attesi e le condizioni di liquidazione.

Perché l’indice di riscatto delle polizze vita è calato nel 2025?

L’indice annuo di riscatto è sceso dal 10,3% al 9,4% delle riserve matematiche. La spiegazione principale è duplice: chi aveva deciso di uscire dai contratti vita tra il 2022 e il 2024, a causa del rialzo dei tassi e delle perdite nei portafogli obbligazionari, lo ha già fatto. Chi è rimasto nel contratto spesso detiene polizze con rendimenti garantiti che oggi non sarebbe in grado di replicare sul mercato.

Dati fonte: ANIA – report flussi ramo vita 2025, pubblicato febbraio 2026.