Crediti fiscali e cessione dei crediti fiscali tra professionisti in ufficio

Crediti fiscali e cessione dei crediti fiscali: il nuovo mercato che sta cambiando la finanza italiana

Crediti fiscali e cessione dei crediti fiscali: come si muove un mercato da 1.200 miliardi che può ridefinire la liquidità delle imprese italiane.

Un’enorme massa dormiente: il valore dei crediti fiscali

In Italia esistono oggi oltre 1.200 miliardi di euro di somme non riscosse dal fisco, una montagna di crediti che giace in gran parte inutilizzata. È un capitale silenzioso, spesso dimenticato nelle pieghe delle compensazioni e delle detrazioni, ma che le recenti riforme stanno lentamente riportando in superficie.

Secondo stime PwC, da questo universo potrebbe nascere un mercato da 140 miliardi, capace non solo di compensare il declino degli NPL bancari, ma di generare un nuovo flusso di liquidità per imprese e investitori.

La riduzione dei crediti deteriorati tradizionali — quelli bancari — ha infatti liberato spazio per una nuova stagione della finanza strutturata, in cui il credito fiscale diventa il protagonista. È un cambiamento di fondo: si passa dal rischio di insolvenza del debitore privato al valore certo del credito verso lo Stato, purché documentato e conforme.

Dalla crisi degli NPL alla nascita di un nuovo asset

Il mercato dei crediti fiscali e della loro cessione nasce dal vuoto lasciato dal progressivo riassorbimento dei crediti deteriorati bancari. Dopo anni in cui le banche italiane hanno ripulito i bilanci, riducendo lo stock di NPL ai minimi dal 2015, i servicer e gli operatori finanziari cercano oggi nuovi spazi di rendimento.

La risposta sembra essere proprio nei crediti d’imposta: un segmento ancora poco esplorato ma dalle dimensioni potenzialmente paragonabili a quelle dei vecchi mercati NPL.

Il meccanismo è noto ma tutt’altro che semplice. Il credito nasce da agevolazioni fiscali — superbonus, incentivi 4.0, ricerca e sviluppo, transizione energetica — e può essere trasferito, in tutto o in parte, a un soggetto terzo. Questa cessione dei crediti fiscali consente a imprese e professionisti di trasformare un diritto tributario in liquidità immediata, spesso cedendo il credito a banche, intermediari o veicoli specializzati.

L’interesse cresce perché il rischio è di natura pubblica, non privata. Ma richiede competenze tecniche e una conoscenza normativa in continua evoluzione. Gli ultimi decreti, dall’11/2023 al 39/2024, hanno infatti ristretto le maglie della cedibilità, soprattutto per i bonus edilizi, introducendo vincoli temporali e comunicativi che rendono necessaria una gestione specialistica.

Un nuovo linguaggio per la finanza: fiscale, non bancario

Il passaggio dal credito bancario a quello fiscale non è soltanto tecnico: segna un cambio di linguaggio.

Nel credito bancario si misura la capacità di rimborso; nel credito fiscale, invece, la certezza giuridica e la tracciabilità del diritto. È un mondo in cui contano la conformità della documentazione, la correttezza delle procedure e la solidità dell’intermediario che effettua la cessione.

Per gli investitori istituzionali, si tratta di un terreno interessante: offre rendimenti decorrelati, legati a un flusso di valore riconosciuto dallo Stato e potenzialmente meno volatile dei mercati tradizionali. Non a caso, i grandi servicer stanno aggiornando i propri modelli per includere i crediti fiscali tra le masse gestite, applicando logiche simili a quelle già usate per gli NPL, ma con un orizzonte più stabile.

Il credito fiscale, se trattato con disciplina e trasparenza, può dunque diventare un nuovo motore di liquidità. La sua natura pubblica riduce il rischio di default, ma impone un controllo rigoroso sulle origini, sulle spese e sulle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate. In un certo senso, la difficoltà normativa diventa una barriera d’ingresso: chi sa muoversi in questo labirinto ha un vantaggio competitivo evidente.

La cessione come strumento di politica industriale

Non si tratta solo di finanza. La cessione dei crediti fiscali è anche una forma di politica industriale, perché consente di mobilitare capitali privati in progetti che lo Stato vuole incentivare. Dalla transizione energetica agli investimenti in digitalizzazione, il credito d’imposta è il ponte tra le casse pubbliche e l’iniziativa privata.

Quando il credito viene ceduto, lo Stato non eroga denaro, ma riconosce un valore fiscale che diventa moneta per il sistema produttivo. È un meccanismo complesso ma virtuoso: riduce il fabbisogno immediato di spesa pubblica e, al tempo stesso, accelera l’immissione di capitali nelle imprese.

Non mancano, naturalmente, rischi e ombre. La complessità normativa e le frequenti modifiche legislative possono rendere instabile la fiducia degli operatori. Alcuni crediti rischiano di diventare illiquidi o di perdere valore per difformità formali. Ma l’evoluzione delle piattaforme digitali — e la progressiva standardizzazione delle pratiche — sta migliorando la tracciabilità, aprendo la strada a un mercato più maturo e trasparente.

Crediti fiscali e cessione dei crediti fiscali: una partita da 140 miliardi

Il valore stimato di 140 miliardi di euro per il nascente mercato dei crediti fiscali non è solo una cifra suggestiva: rappresenta la possibilità concreta di ridisegnare il rapporto tra Stato, finanza e impresa.

In un periodo di tassi alti e di stretta creditizia, la cessione dei crediti fiscali può funzionare come un nuovo canale di finanziamento indiretto, offrendo respiro alle PMI e agli operatori che hanno visto ridursi l’accesso al credito bancario.

Perché funzioni, serve una visione coordinata. Le banche devono uscire dalla logica difensiva e considerare il credito fiscale come un asset negoziabile; gli intermediari devono garantire trasparenza e controllo; le imprese devono imparare a trattare questi crediti come strumenti patrimoniali a pieno titolo.

Un mercato che chiede competenza, non improvvisazione

La cessione dei crediti fiscali non è materia per dilettanti. Ogni pratica richiede analisi giuridica, verifica contabile e valutazione economica del credito. Le piattaforme di gestione devono integrarsi con sistemi di monitoraggio, gli advisor devono conoscere la normativa, i consulenti devono saper dialogare con le banche e con l’Agenzia delle Entrate.

In questo senso, il nuovo mercato dei crediti fiscali non è solo un’occasione finanziaria ma anche un banco di prova per la competenza del sistema italiano.

Chi saprà costruire modelli affidabili, fondati su regole chiare e processi certificabili, potrà intercettare una fetta rilevante di un mercato destinato a crescere.


Domande frequenti

Chi può cedere un credito fiscale?

Possono farlo imprese, professionisti e soggetti che abbiano maturato un credito d’imposta valido e documentato, purché rispettino i limiti temporali e le procedure di comunicazione previste dall’Agenzia delle Entrate.

Quali sono oggi le principali restrizioni?

I decreti 11/2023 e 39/2024 hanno bloccato molte nuove cessioni per i bonus edilizi, consentendole solo per lavori già avviati o con titoli depositati entro le date previste. Restano cedibili, invece, i crediti d’imposta per investimenti produttivi, ricerca, innovazione e formazione.


Ti interessa?

Chi possiede crediti fiscali non ancora utilizzati o vuole comprendere se la loro cessione sia possibile e conveniente, può richiedere un’analisi personalizzata. Un credito correttamente gestito può trasformarsi in liquidità immediata e contribuire a rafforzare la solidità finanziaria dell’impresa.

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