Accesso al credito: come viene valutata la tua richiesta

 

 

Per avere maggiori possibilità di accesso al credito è necessario conoscere il modo in cui viene valutata la fattibilità di una richiesta, così da prendere consapevolezza dei punti di forza della nostra azienda e preparare al meglio la nostra domanda. In questo post vedremo quali sono gli elementi su cui si basa l’analisi del merito creditizio di un’azienda.

 

Accesso al credito: le condizioni sono rigide

In pieno credit crunch, nel 2014, Confcommercio rilevava che solo 42 richieste di prestito ogni mille presentate dalle Pmi venivano accolte dalle banche italiane. Il mondo da allora è cambiato. Ma al netto dell’anno straordinario 2021, in cui l’erogazione del credito è stata facilitata dall’emissione delle garanzie, le condizioni di accesso al credito, con il progressivo ritorno alla normalità, si faranno via via più rigide. E saranno più rigide in particolare per le Pmi che a parità di tutte le altre condizioni vengono considerate più rischiose in base alle regole di Basilea. Il che implica per le banche la necessità di conservare maggior capitale a riserva, con implicazioni sulla redditività già sotto pressione.

Il primo passo è capire quali sono gli elementi principali che la banca guarderà in fase di valutazione di ogni richiesta di accesso al credito. Saranno quegli elementi che l’imprenditore dovrà valorizzare nella sua richiesta, preoccupandosi di padroneggiare e argomentare ognuno di questi elementi in fase di discussione con il consulente e concentrandosi sulle questioni principali da curare nella pianificazione e gestione di un’azienda sana.

Cosa si analizza di una richiesta di credito per capire se è finanziabile?

L’esperto del credito che ha di fronte la domanda fa un’analisi sia qualitativa che quantitativa per capire, essenzialmente, se ha di fronte un’azienda sana e con prospettive di crescita e se il bisogno di credito espresso è giustificabile. Per questo si basa principalmente su questi elementi:

  • Identità dell’azienda e compagine sociale: si parte dalla Visura per evincere informazioni importanti sugli anni di attività, il capitale sociale, il settore di attività e su chi sono i soggetti che compongono l’azienda. Elementi che facilitano una valutazione positiva sono un’attività già avviata (da almeno 2-3 anni), una buona capitalizzazione e un profilo dei soci/imprenditori senza pregiudizievoli. Anche il settore di attività fa la differenza: in questo periodo, richieste provenienti soprattutto dal settore dell’edilizia e immobiliare hanno un alto profilo di rischio e sono difficilmente bancabili.
  • Lo storico economico-finanziario: qui l’analisi verte sui dati contabili. Quindi bilanci, bilancini provvisori e Modelli UNICO sono i documenti oggetto di verifica. Un’azienda finanziabile è quella che rispetta principalmente alcuni importanti indici. Ci riferiamo soprattutto a:
    • Indice di indipendenza finanziaria, che valuta la solidità patrimoniale di un’azienda (è un rapporto tra Mezzi Propri e Totale Passivo);
    • MOL – Margine Operativo Lordo, che, considerando la sola gestione caratteristica dell’azienda, si ottiene sottraendo i costi ai ricavi. Nel calcolo non si considerano costi e ricavi straordinari, interessi e proventi finanziari e imposte;
    • Copertura degli oneri finanziari, che deriva dal rapporto percentuale tra Oneri finanziari netti e Margine operativo lordo ed esprime la capacità dell’azienda di produrre risorse adeguate a coprire gli oneri finanziari esistenti;
    • Sostenibilità finanziaria del debito, cioè un indice che ci dice se la nostra azienda sarà in grado di rimborsare le rate del finanziamento richiesto con il proprio flusso di cassa. Si ottiene dal rapporto tra rata e cash flow (il cash flow è dato da: utile + ammortamenti).
  • L’andamentale Bancario. Con questo strumento si valuta la qualità dei rapporti, attuali e pregressi, con le banche. Nello specifico si verifica se rate di finanziamenti o mutui siano sempre state pagate con regolarità e se ci sono stati sconfini ripetuti sugli affidamenti accordati. Un documento sintetico per effettuare con precisione le verifiche è il Report Centrale Rischi di Banca d’Italia, che possiamo richiedere gratuitamente via mail per la nostra impresa (maggiori informazioni a questo link).
  • Giustificativi di spesa: dettaglio spese e preventivi da effettuare con la liquidità richiesta.

Conoscere il modo in cui viene verificata la fattibilità della nostra richiesta di accesso al credito ci aiuta a prendere consapevolezza dei punti di forza della nostra azienda e a comunicarli al meglio per avere maggiori possibilità di accesso al credito.

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Calcolare la pensione dal 2023: quali fattori influenzano l’importo finale?

 

 

Calcolare la pensione o almeno provarci è uno dei topic più ricercati online, visto che molti italiani incontrano enormi difficoltà nel raggiungere il traguardo della pensione, che sembra essere sempre più lontano a causa delle continue riforme

 

Calcolare la pensione

Calcolare l’età pensionabile e il reddito della pensione è diventato un compito complicato. Per poterla calcolare in modo accurato è fondamentale comprendere la differenza tra il sistema contributivo e il sistema retributivo. Questi regimi pensionistici non solo influenzano l’importo dell’assegno mensile, ma anche l’età pensionabile.

Nel sistema contributivo, l’assegno mensile viene calcolato in base ai contributi effettivamente versati dal lavoratore durante la sua vita lavorativa. Il “montante contributivo” accumulato viene convertito in rendita in base all’età del pensionamento e alle aspettative di vita.
Nel sistema retributivo, invece, l’assegno mensile è calcolato sulla base delle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore. Questo sistema è generalmente più vantaggioso per il pensionato.

Le conseguenze delle riforme

Il sistema pensionistico italiano ha subito diversi cambiamenti nel corso degli anni. Fino al 1995, il sistema vigente era quello retributivo, ma a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita, divenne troppo costoso per le casse dello Stato. Fu così introdotto un sistema misto mediante la Riforma Dini.
Tuttavia, anche questo sistema venne considerato eccessivamente oneroso e nel 2011, attraverso la Riforma Fornero, fu adottato il sistema contributivo. Ciò comportò un aumento dell’età pensionabile e una riduzione degli assegni previdenziali per i pensionati italiani.

Il nuovo sistema misto

Attualmente, ci troviamo di fronte ad un nuovo sistema misto. Per i lavoratori che avevano accumulato almeno 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995, si applica il metodo retributivo per gli anni fino al 31 dicembre 2011 e il contributivo per gli anni successivi. Mentre, per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si applica il retributivo fino al 1995 e il contributivo per gli anni successivi.

 

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Come calcolare la pensione

Il calcolo dell’importo della pensione dipende da molti fattori che sono strettamente legati al lavoratore, tra cui:

  • Il numero totale di anni di contributi.
  • Gli anni di contribuzione antecedenti il 1996.
  • Gli anni di contributi successivi al 1996.
  • L’età di uscita dal lavoro, a causa dei coefficienti di trasformazione.
  • Le retribuzioni percepite durante la carriera.

Considerando la necessità di avere una base di almeno 38 anni di montante contributivo, sarebbe impossibile andare in pensione con il solo sistema contributivo, dato che sono passati solo 25 anni dal 1996. Pertanto, chi va in pensione o è in procinto di farlo, potrà farlo solo con il calcolo del sistema misto.

Attualmente, il sistema di calcolo della pensione prevede:

  • Il sistema retributivo per i contributi antecedenti al 1996.
  • Il sistema contributivo per gli anni successivi al 1996.

In deroga a questo meccanismo c’è un vantaggio per chi ha una carriera pari o più lunga di 18 anni di versamenti prima del 1996 (per chi ha iniziato a maturare contributi nel 1978). In questo caso, il diritto al calcolo retributivo vale per tutti gli anni di carriera fino al 31 dicembre 2011, mentre per i successivi anni si passa al calcolo contributivo.

Calcolo retributivo e calcolo contributivo

Per calcolare la pensione nel sistema misto, è necessario effettuare il calcolo sia per la parte retributiva che per quella contributiva, separatamente. Ecco come procedere:

  • Calcolo per il sistema retributivo: si calcola la media delle retribuzioni percepite durante la carriera lavorativa e si applica un tasso di circa il 2% per ogni anno di carriera.
  • Calcolo per il sistema contributivo: ogni anno viene accantonata una quota destinata ai contributi. Nel caso dei lavoratori dipendenti, si tratta del 33% della Retribuzione Annua Lorda (RAL).

Il montante

Il montante dei contributi viene poi passato attraverso i cosiddetti coefficienti di trasformazione, che permettono di trasformarlo in un assegno pensionistico. Tuttavia, questi coefficienti variano in base all’età di uscita dal lavoro: più si è giovani, meno favorevoli all’assegno previdenziale sono questi coefficienti.

Una volta effettuati i calcoli per le due parti del sistema misto, bisogna sommare i due risultati per ottenere l’importo complessivo dell’assegno pensionistico. È importante notare che l’età di uscita dal lavoro influisce sulla determinazione del montante contributivo, poiché i contributi accantonati nel corso della vita lavorativa saranno differenti in base all’età di pensionamento.

 

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Sotto, una tabella che riporta i coefficienti di trasformazioni aggiornati.

Età di pensionamentoCoefficienti
574,186%
584,289%
594,399%
604,515%
614,639%
624,770%
634,910%
645,060%
655,220%
665,391%
675,575%
685,772%
695,985%
706,215%
716,466%

Il calcolatore Inps

L’Inps mette a disposizione un simulatore per calcolare la propria pensione e l’età pensionabile, rendendo più semplice e accessibile il calcolo dell’assegno previdenziale. Per accedere al servizio gratuito, basta visitare il sito ufficiale dell’Inps e accedere alla pagina dedicata a “La mia pensione futura: simulazione della propria pensione“.

Il simulatore si basa sulla normativa in vigore e su tre elementi fondamentali: età, storia lavorativa e retribuzione/reddito. In questo modo, è possibile ottenere una stima coerente dell’importo dell’assegno pensionistico che si potrebbe ricevere al momento del pensionamento.

La possibilità di simulare la propria pensione con facilità rappresenta un importante strumento per pianificare il proprio futuro economico in modo consapevole.

 

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A chi è rivolto

L’Inps offre il servizio di simulazione della pensione per vari tipi di lavoratori, tra cui:

  • Lavoratori con contribuzione versata al Fondo pensioni lavoratori dipendenti.
  • Lavoratori con contribuzione versata alla Gestione Separata.
  • Iscritti alla Gestione Dirigenti di aziende industriali.
  • Lavoratori con contribuzione versata agli altri fondi e gestioni amministrate dall’INPS.

La piattaforma offre diverse funzionalità, tra cui la possibilità di controllare i contributi versati in INPS e segnalare eventuali periodi mancanti, conoscere la data di maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata, calcolare l’importo stimato della pensione “a moneta costante“, ottenere una stima del tasso di sostituzione, ipotizzare la sospensione del lavoro, modificare la previsione del PIL futuro e l’andamento retributivo/reddituale annuale e scegliere il fondo su cui basare la simulazione.
Si tratta di un servizio completo e facile da utilizzare, che permette di ottenere una stima precisa dell’importo dell’assegno pensionistico e di pianificare il proprio futuro previdenziale con maggiore consapevolezza.

Diverse ipotesi

Il simulatore permette di calcolare l’importo della pensione sulla base di diverse ipotesi, in modo da avere una panoramica completa della propria situazione previdenziale. È possibile infatti modificare il tasso di crescita del proprio reddito e del PIL futuro, scegliere la data di cessazione dell’attività lavorativa, e confrontare le stime di assegno pensionistico per diversi fondi previdenziali.

In questo modo, è possibile ottenere una stima più precisa e personalizzata dell’importo dell’assegno pensionistico, tenendo conto delle specifiche caratteristiche del proprio profilo lavorativo e previdenziale. Il servizio di simulazione della pensione rappresenta quindi uno strumento utile per pianificare il proprio futuro economico e previdenziale in modo sereno e consapevole.

 

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Accessi anticipati

Per coloro che desiderano accedere anticipatamente alla pensione, esiste la possibilità del prepensionamento, che richiede poi un apposito calcolo per determinare l’importo della pensione anticipata. Tra le opzioni disponibili, vi è Quota 100, uno scivolo pensionistico introdotto con la legge di Bilancio 2019 che consente ai lavoratori di andare in pensione con requisiti specifici.

Per accedere a Quota 100, è necessario aver maturato almeno 62 anni di età e aver accumulato un minimo di 38 anni di contributi. Tuttavia, dal 2022 il sistema Quota 100 non sarà più disponibile, poiché il nuovo governo Draghi non è riuscito a trovare le coperture finanziarie necessarie a rinnovarlo. Al suo posto è stato introdotto il sistema Quota 102.
Con la nuova riforma delle pensioni e l’introduzione di Quota 102, i lavoratori autonomi, dipendenti e parasubordinati possono accedere alla pensione rispettando determinati requisiti. È necessario aver maturato almeno 64 anni di età e accumulato un minimo di 38 anni di contributi.

La riforma punta a ridurre l’esodo pensionistico grazie all’innalzamento dell’età anagrafica richiesta per l’accesso alla pensione. Secondo i calcoli della Cgil, l’introduzione di Quota 102 dovrebbe portare a circa 10.000 uscite nel 2022, rispetto alle oltre 100.000 annue registrate con l’introduzione di Quota 100.

 

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Da bancario a consulente finanziario: come fare

 

 

Il settore bancario è in costante evoluzione e sta attraversando una fase di profonde trasformazioni. La diffusione delle tecnologie digitali ha portato alla chiusura di molte filiali e alla diminuzione del numero di dipendenti, ma ha anche dato vita a nuove opportunità lavorative legate alla sostenibilità e alla compliance. Per i bancari che vogliono reinventarsi, passare da bancario a consulente finanziario può rappresentare una strada percorribile, ma richiede una forte attitudine imprenditoriale e la capacità di acquisire competenze relazionali, comunicative e commerciali. Con la formazione adeguata e un cambio di mentalità, tuttavia, è possibile gestire con successo il passaggio da bancario a consulente finanziario.

 

Il mito del posto fisso: da bancario a consulente finanziario

“Fino alla fine degli anni Novanta, il posto in banca era sinonimo di vincere alla lotteria per un neolaureato. Oggi non è più così. Sono cambiati i profili e i lavori in banca, ad esempio sono nati quelli legati alla sostenibilità e alla compliance. Ci saranno meno persone in sportelli ma più in sedi centrali. Chi è già in banca vedrà ridursi le prospettive di crescita e carriera lineare, soprattutto chi lavora nelle filiali. Parallelamente, è aumentato il rischio di spostamento in altre filiali o addirittura di essere lasciati a casa. Inoltre, chi lavora in banca dovrà accettare remunerazione sempre più variabile. Ciò non significa che sistema bancario e finanziario stia sparendo. Ma sta cambiando”.

Questo l’avvertimento lanciato ai microfoni di “Wall Street Italia” da Fabrizio Crespi, professore associato in Economia degli Intermediari finanziari presso l’Università di Cagliari e l’Università Cattolica di Milano, docente in diversi corsi di formazione post-laurea, presso primari istituti bancari e reti di consulenti finanziari, nonché in convegni e seminari Anasf, collabora attivamente con Aipb (Associazione Italiana Private Banking) ed è membro del comitato scientifico di Efpa Italia.

Il maxi piano di esuberi di Banca Mps e la desertificazione bancaria stanno portando alla ribalta il tema della gestione di tali esuberi.

Quali sono le prospettive per il settore bancario?

Il calo del numero di filiali e di dipendenti delle banche si trascina ormai da 10 anni. Si tratta ormai di un trend consolidato, dovuto al fatto che il settore bancario, in particolare quello che ha rapporti con i risparmiatori retail, sta cambiando. La colpa è delle tecnologie che permettono di accedere alla banca tramite il web, senza filiali fisiche. Sono presenti anche nuovi operatori sul mercato, come le società fintech. Credo che questo trend continuerà per un po’, finché avremo un numero di filiali in linea con le nuove esigenze.
Le nuove filiali poi saranno strutturate diversamente. Ciò potrà creare dei disservizi per chi ama effettuare le operazioni di cassa o non è in grado di usare il web.

 

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Quali strade possono prendere i bancari usciti dal sistema bancario?

Quelli bravi che volevano crescere e hanno capito il cambio del vento si sono già spostati, come dimostra il numero enorme di ex bancari passati alle reti di consulenza. Le banche hanno chiuso le filiali, mentre le reti hanno prosperato e i portafogli dei consulenti sono cresciuti.

Chi ancora è nelle banche può pensare di passare alla consulenza, ma dipende dal ruolo svolto. Se è stato a contatto con clienti privati e imprenditori può farlo serenamente. Chi ha avuto ruolo amministrativo o di back-office, come nel caso dell’istruttore di fidi, farà più fatica.

Chi ha più conoscenze nelle aziende, può cercare un ruolo nella finanza aziendale, come consulente delle pmi o mediatore creditizio. Tale figura però è ancora poco presente nelle pmi, storicamente più concentrate su marketing e produzione che sulla gestione finanziaria.

Chi non ha sviluppato competenze specifiche, farà più fatica a reinventarsi.

Cosa rende problematico il passaggio da bancario a consulente finanziario?

Il problema maggiore sta nel passaggio da dipendente a imprenditore. L’abbandono del posto fisso è molto critico, nonostante i guadagni possano raddoppiare in breve tempo, una volta creato un proprio portafoglio di clienti. L’attitudine mentale è difficile da scalfire, specie per chi ha lavorato in banca per decenni.

Il bancario magari ha già le competenze tecniche del consulente, ma gli possono mancare capacità relazionali, comunicative e commerciali con i clienti, non sviluppate adeguatamente, perché la banca gli diceva cosa fare. Ma niente paura: tali lacune possono essere colmate con la formazione e l’impegno.

Come può essere gestito con successo il passaggio da bancario a consulente finanziario?

Per prima cosa, occorre fare l’esame per accedere all’albo dei consulenti finanziari, cui è possibile prepararsi con corsi e test ad hoc. Una volta iscritti all’albo, si ha in mano il titolo per fare il passaggio formale a consulente.
Occorre anche aver ben chiari i patti di non concorrenza con la banca prima di decidere di spostarsi alle reti di consulenza, visto che questi accordi sono diventati più stringenti.

Infine, è fondamentale un cambio di mentalità, sennò si rischia di svolgere la professione del consulente contando solo su qualche cliente della banca dove si lavorava in precedenza, senza crescere. Ambizione e capacità di crescere sono essenziali nella professione del consulente finanziario.

 

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Wall Street Italia
20 febbraio 2023
Valentina Magri

 

Preliminari di compravendita: ora è possibile registrarli online

 

 

La registrazione telematica dei preliminari di compravendita è ora possibile grazie alla nuova procedura online dell’Agenzia delle Entrate. Basta compilare il nuovo modello RAP e allegare il contratto e altri documenti.

 

I preliminari di compravendita vanno online

È stato inaugurato il nuovo servizio dell’Agenzia delle Entrate che consente di registrare i preliminari di compravendita online, senza doversi recare personalmente presso un ufficio. Grazie a questo nuovo strumento, è possibile inviare la richiesta direttamente dal proprio computer, allegando il contratto e altre documentazioni, come ad esempio le planimetrie.

Il 1° marzo scorso, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha emanato un provvedimento che ha approvato l’aggiunta di un modulo al modello per la “Registrazione di atto privato” (RAP), già utilizzato per la registrazione dei contratti di comodato d’uso. Questa decisione ha permesso l’inclusione dei preliminari di compravendita tra i documenti registrabili attraverso la procedura RAP.

In passato, per registrare i contratti preliminari di compravendita era obbligatorio presentarsi personalmente presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla stipula dell’atto. Tuttavia, grazie ai recenti provvedimenti, questa modalità di registrazione sarà progressivamente estesa ad altri atti privati.

 

Buone notizie per chi deve registrare un contratto preliminare di compravendita immobiliare!

Che cosa sono?

Il contratto preliminare rappresenta un accordo tra venditore e compratore che prevede l’impegno reciproco di stipulare un successivo e definitivo contratto di compravendita, attraverso il quale si concretizzerà il trasferimento del diritto di proprietà sul bene. Da oggi, i contribuenti e gli intermediari possono richiedere la registrazione del contratto preliminare in modo telematico, utilizzando la procedura “Compilazione e invio via web RAP web” disponibile nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle Entrate. La trovate qui: http://bit.ly/3laxi30

Ecco come utilizzare il nuovo servizio

Per richiedere la registrazione telematica del contratto preliminare, è sufficiente compilare il nuovo modello RAP con i dati necessari e allegare una copia dell’atto da registrare, firmata dalle parti, insieme ad eventuali altri documenti come scritture private, inventari, mappe, planimetrie e disegni. È importante ricordare che tutti i documenti devono essere allegati in un unico file, nel formato tif e/o tiff e pdf/a (pdf/a-1a o pdf/a-1b). Una volta inserite tutte le informazioni necessarie, il sistema calcolerà automaticamente le imposte (registro e/o bollo) e consentirà di effettuare il pagamento tramite addebito su conto corrente. I soggetti non obbligati alla registrazione telematica possono ancora presentare il modello RAP presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, insieme al contratto e agli eventuali allegati.

 

Preliminari di compravendita: ora è possibile registrarli online

 

Il contratto preliminare, chiamato anche “compromesso”, è un accordo tra venditore e compratore che si impegnano reciprocamente a stipulare un successivo e definitivo contratto di compravendita. Il trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile si avrà solo con la firma di quest’ultimo.
Il preliminare può essere stipulato, per esempio, quando non è possibile la vendita immediata, perché l’acquirente è in cerca di un mutuo oppure il venditore è in attesa che gli venga consegnata una nuova casa.
Il contratto preliminare deve essere redatto in forma scritta (scrittura privata, scrittura privata autenticata o atto pubblico).

Il contratto preliminare di compravendita deve essere registrato entro 30 giorni dalla sottoscrizione  (fino all’entrata in vigore del decreto legge n. 73/2022, articolo 14, il termine era di 20 giorni dalla sottoscrizione). Se stipulato con atto notarile, vi provvede il notaio entro 30 giorni.

Per la registrazione sono dovute:

      • l’imposta di registro di 200 euro, indipendentemente dal prezzo della compravendita
      • l’imposta di bollo, nella misura di 16 euro ogni 4 facciate e comunque ogni 100 righe (se il contratto è formato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata l’imposta di bollo è invece di 155 euro).

Quando il preliminare prevede un pagamento, è dovuta, inoltre, l’imposta di registro proporzionale pari:

      • allo 0,50% delle somme previste a titolo di caparra confirmatoria
      • al 3% delle somme previste a titolo di acconto sul prezzo di vendita

In entrambi i casi, l’imposta pagata con il preliminare sarà poi detratta da quella dovuta per la registrazione del contratto definitivo di compravendita. Nel caso in cui l’imposta proporzionale versata per la caparra confirmatoria e per gli acconti di prezzo risulti superiore all’imposta di registro dovuta per il contratto definitivo, spetta il rimborso della maggiore imposta versata per la registrazione del contratto preliminare. Il rimborso deve essere richiesto, a pena di decadenza, entro tre anni dalla data di registrazione del contratto definitivo. La domanda di rimborso deve essere presentata all’ufficio che ha eseguito la registrazione.

 

 

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Red.

 

Pensione anticipata con la Quota 103: istruzioni, requisiti e avvio della domanda

 

 

L’INPS ha comunicato nella sua nota n. 754 del 21 febbraio 2023 che è ora possibile inoltrare la richiesta per la Quota 103, ovvero la pensione anticipata flessibile introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. Questa opzione di pensionamento anticipato richiede un’età minima di 62 anni e 41 anni di contributi.

 

Quota 103: le istruzioni per la richiesta della pensione anticipata flessibile

La richiesta per accedere a Quota 103, la nuova forma di pensione anticipata flessibile introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, può essere presentata dagli interessati.

L’INPS ha fornito le istruzioni necessarie nella sua comunicazione n. 754 del 21 febbraio 2023. Sono ammessi a presentare la richiesta coloro che soddisfano i requisiti richiesti, ovvero un’età minima di 62 anni e 41 anni di contributi.

Per la richiesta della Quota 103, la pensione anticipata flessibile introdotta dalla Legge di Bilancio 2023, è possibile inviare la domanda in modalità telematica tramite il sito INPS, utilizzando le credenziali SPID, CIE o CNS. In alternativa, è possibile usufruire dei servizi dei patronati o il contact center dell’Istituto.

Questa opzione è stata prevista dalla Manovra in attesa della riforma delle pensioni su cui il Governo sta lavorando per evitare il ritorno della Legge Fornero, che prevede l’uscita dal lavoro a 67 anni con 20 anni di contributi, o a 42 anni e 10 mesi di contributi.

 

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Il nuovo meccanismo sperimentale della Quota 103 sostituisce la vecchia Quota 102 e introduce nuovi requisiti per andare in pensione. I lavoratori e le lavoratrici iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle forme sostitutive gestite dall’INPS e alla gestione separata potranno accedere al trattamento con i seguenti requisiti:

  • 62 anni d’età;
  • 41 anni di contributi.

Secondo quanto previsto dal comma 283 della Legge di Bilancio 2023, l’importo della pensione concessa con Quota 103 non potrà superare cinque volte il trattamento minimo previsto fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (67 anni).

Chi ha maturato i requisiti per la Quota 103 entro il 31 dicembre 2022 avrà diritto alla pensione a partire dal 1° aprile 2023 (1° agosto per i dipendenti pubblici). Coloro che maturano i requisiti a partire dal 1° gennaio avranno diritto al trattamento passati tre mesi dalla loro maturazione (sei mesi per i dipendenti pubblici).

La pensione ottenuta tramite il meccanismo della Quota 103 non può essere cumulata con i redditi derivanti da lavoro dipendente o autonomo, tranne quelli provenienti da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui.

Per coloro che decidono di ritardare l’uscita dal lavoro, pur possedendo i requisiti per la Quota 103, è previsto un bonus sotto forma di esonero contributivo di circa il 10% che comporta un aumento dello stipendio nella stessa misura.

 

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Quota 103: come fare domanda per la pensione anticipata

Per richiedere la pensione anticipata flessibile della Quota 103, l’INPS ha implementato un sistema di gestione delle domande di pensione e ha fornito le istruzioni necessarie nel messaggio n. 754.

La pensione in oggetto è individuata dal seguente nuovo prodotto:

“Pensione Anticipata Flessibile:

Gruppo: Anzianità/Anticipata/Vecchiaia

Sottogruppo: Pensione di anzianità/anticipata

Tipo: Requisito anticipata flessibile”

Per richiedere la Quota 103, la domanda può essere trasmessa all’INPS in diverse modalità.

È possibile inviarla online tramite il sito dell’INPS accedendo al servizio tramite le credenziali SPID (almeno di Livello 2), CIE (Carta d’Identità Elettronica 3.0) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio è disponibile al seguente percorso:

Pensione e previdenza > Domanda di pensione > Area tematica: Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci

In alternativa, per richiedere la Quota 103, è possibile utilizzare i servizi offerti dai patronati o contattare il contact center dell’INPS al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06164164 (da rete mobile, a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).

L’INPS ha specificato che fornirà ulteriori istruzioni in una circolare apposita che verrà pubblicata prossimamente.

 

 

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Pensione anticipata flessibile di cui all’articolo 1, commi 283 e 284, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”. Presentazione delle domande telematiche

 

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Superbonus, quali rischi per imprese e famiglie dallo stop alla cessione dei crediti?

 

 

Il governo Meloni lo scorso 17 febbraio ha varato un un importante e definitivo giro di vite legato alle agevolazioni fiscali per i contribuenti, che intendono effettuare dei lavori di ristrutturazione edilizia e di efficientamento dei propri immobili, bloccando la cessione dei crediti derivanti dai vari bonus edilizi, ivi compreso il Superbonus 110%. La misura è presente all’interno del Decreto in materia di crediti fiscali, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e, dopo la pubblicazione lampo sulla “Gazzetta Ufficiale”, adesso è arrivato all’esame della Camera. Attenzione: il provvedimento non implica l’abolizione del Superbonus. Quest’ultimo e gli altri incentivi sulla casa continueranno ad esistere, ma resteranno solo come agevolazioni che potranno essere sfruttati solo da chi può permettersi di eseguire e pagare i lavori a proprie spese, per avere poi una detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi, senza godere dello sconto in fattura dalla cessione del credito.

 

Superbonus 2023: i motivi dietro al blocco

Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia, ha spiegato che il decreto ha “un duplice obiettivo: cercare di risolvere il problema che riguarda la categoria delle imprese edili per l’enorme massa di crediti fiscali incagliati e mettere in sicurezza i conti pubblici. Comprendo la posizione delle imprese, ma mi permetto di citare una persona di cui ho molta stima e con cui ho fatto il ministro, che disse che il problema non è il Superbonus ma sono i meccanismi di cessione disegnati senza discrimine e discernimento. Vorrei puntualizzare che non tocchiamo il Superbonus, interveniamo sulla cessione dei crediti d’imposta che ammontano direi a 110 miliardi, questo è l’ordine di grandezza che deve essere gestito, l’obiettivo è dare la possibilità di gestirlo”. Lo scorso weekend, la premier Giorgia Meloni ha precisato:

“Il Superbonus è costato a ogni singolo italiano circa 2 mila euro, anche a un neonato o a chi una casa non ce l’ha. Non era gratuito, il debitore è il contribuente italiano”.

Ma intanto è polemica sulla misura del governo. Facciamo il punto su quante famiglie hanno attivato il Superbonus e quali rischi porta con sé l’ultimo provvedimento in materia del governo.

Chi ha beneficiato del Superbonus

Secondo i dati di Enea aggiornati a fine gennaio 2023, complessivamente le asseverazioni depositate nel 2022 sono state 372.297 a fronte di un valore degli interventi completati pari a 49,7 miliardi di euro.

Sul totale delle asseverazioni, solamente 51.247 hanno riguardato condomini, ovvero la tipologia di abitazioni che maggiormente avrebbero dovuto beneficiare dal provvedimento, contro le 215.105 degli edifici unifamiliari e le 105.945 delle unità funzionalmente indipendenti.

Secondo le stime del “110% Monitor” di Nomisma, i cantieri che dovrebbero essere stati conclusi sono circa 232.000 e coprirebbero meno del 2% del parco edifici residenziali in Italia.

Secondo i dati Enea, 58.355 asseverazioni sono state presentate in Lombardia (il 15,3% del totale, per la precisione), contro le circa 46.500 del Veneto (12,3%). Le 31.500 del Lazio (8,6%), le 30.700 dell’Emilia-Romagna (8,0%), le 29.600 della Toscana (7,8%) e le quasi 27.000 del Piemonte (7,2%).

Secondo un’indagine di Nomisma, sono stati 1,7 milioni gli italiani con reddito medio-basso ad aver beneficiato del provvedimento da quando è stato varato a conferma del fatto che la misura ha reso possibile l’accesso alla riqualificazione profonda delle proprie unità abitative a una porzione di popolazione meno abbiente che, altrimenti, non ne avrebbe usufruito.

Il profilo dei beneficiari è prevalentemente rappresentato da impiegati (nel 28% dei casi), residenti in comuni con un numero di abitanti compreso tra 40.000 e 100.000 abitanti (15%) e proprietario di un appartamento in condominio composto al massimo da 8 unità abitative (25% del totale).

Nel 64% dei casi le famiglie hanno preferito rivolgersi direttamente a una impresa di costruzioni, contro il 9% di grandi player e l’8% di utilities, portando un beneficio prevalentemente a operatori di dimensione medio-piccola.

 

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L’impatto economico del Superbonus

Secondo uno studio di Nomisma l’impatto economico complessivo del Superbonus 110% sull’economia nazionale è stato pari a 195,2 miliardi di euro, con un effetto diretto di 87,7 miliardi, 39,6 miliardi di effetti indiretti e 67,8 miliardi di indotto.

Complessivamente l’incremento del valore degli immobili oggetto di riqualificazione, nell’ipotesi che tutte le unità immobiliari riqualificate rientrino nelle classi energetiche inferiori, supererebbe i 7 miliardi di euro.

In uno scenario – in cui si stima che in Italia il settore delle costruzioni consumi oltre il 30% dell’energia primaria (generata per il 93% da fonti non rinnovabili) e sia responsabile di circa un terzo delle emissioni di gas serra – risulta particolarmente rilevante anche una valutazione dell’impatto positivo a livello ambientale: dai risultati dello studio emerge una riduzione totale delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, responsabile mediamente del 40% del totale con punte fino al 70% nelle grandi città,  stimata in 1,42 milioni di tonnellate. Al riguardo, l’investimento per la transizione ecologica attraverso il Superbonus è di 59 euro per tonnellata di anidride carbonica, contro 52 euro per Trasporti e 95 per Industria.

Questo per altro si riflette anche sul bilancio delle famiglie, con risparmi pari a circa 29 miliardi di euro (dati stimati da Nomisma sui cantieri già conclusi). Nello specifico, per chi ha beneficiato della misura il risparmio medio in bolletta, considerando anche il periodo straordinario di aumento dei costi dell’energia, è infatti risultato pari a 964 euro all’anno. Lo studio evidenzia anche una riduzione del 15,5% per un solo salto di classe energetica, 30,9% per un salto di 2 classi energetiche e del 46,4% per un salto di 3 classi.

Da non trascurare, infine, l’impatto sociale che, sempre secondo lo studio di Nomisma, ha visto un incremento di 641.000 occupati nel settore delle costruzioni e di 351.000 occupati nei settori collegati.

Nello studio di Nomisma sono stati determinati anche i relativi coefficienti di attivazione utilizzati per valutare l’impatto prodotto sul sistema economico nazionale. In particolare, da una prima disamina è emerso che una produzione aggiuntiva di 1 mld di euro in costruzioni produce un incremento di 16.402 unità di lavoro nette di cui 10.602 direttamente nel settore delle costruzioni (pari ad una percentuale del 64%) e 5.800 nei comparti collegati.

I rischi dal blocco della cessione dei crediti per le famiglie

Come spiega Euroconsumatori, associazione europea dei consumatori indipendenti:

“L’ordinanza esclude la possibilità di sconti e crediti sulle fatture per tutti i lavori di nuova costruzione. Da un lato, sono esenti tutti i lavori per i quali è già stata presentata una Cila (comunicazione di inizio lavori). Dall’altro, i condomini, oltre alla Cila, necessitano di una delibera del consiglio comunale che autorizzi i lavori”.

Per chi non ha ancora presentato la Cila, non sarà più riconosciuta la possibilità di cedere il credito. Se la Cila è stata depositata ma i lavori non sono ancora cominciati, però, c’è il rischio concreto di ritrovarsi una banca riluttante ad acquistare il credito. Per gli altri bonus, invece, sarà necessario aver già iniziato i lavori. Per le villette il decreto del governo salva lo sconto in fattura solo per chi ha presentato la Cila. Per le case unifamiliari, invece, il bonus è anche sceso dal 110 al 90%. E a poter usufruire dello sconto saranno solo i nuclei familiari con un reddito non superiore ai 15mila euro, da calcolarsi con il meccanismo del quoziente familiare.

Il vero rischio per famiglie e imprese sta nel possibile fallimento delle aziende che ancora devono terminare i lavori, dovuto al blocco del pacchetto dei bonus. Un rischio su cui aveva già messo in guardia la presidente di Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Federica Brancaccio, che aveva dichiarato:

“Se il governo blocca l’acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici che si stanno facendo carico di risolvere un’emergenza sociale ed economica sottovalutata dalle amministrazioni centrali, senza aver individuato ancora una soluzione strutturale, migliaia di imprese rimarranno definitivamente senza liquidità e i cantieri si fermeranno del tutto con gravi conseguenze per la famiglie“. 

Euroconsumatori chiarisce:

“Laddove i lavori finanziati sono stati terminati famiglie e consumatori non dovrebbero rischiare nulla. Nel caso in cui, invece, l’azienda ha percepito fondi, non realizzati lavori e al tempo stesso fallito il rischio per le famiglie è la restituzione, da parte dell’erario, degli importi percepiti dall’azienda per i lavori non eseguiti”.

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I rischi dal blocco della cessione dei crediti per le imprese

Il decreto legge in materia di Superbonus rischia di essere un boomerang per oltre 10 mila micro e piccole imprese della Lombardia. Ma a pesare sulla ripresa economica della regione vi sono anche i prezzi al consumo ancora troppo alti, con l’inflazione che si attesta all’11%. Sul fronte consumi la dinamica dei prezzi per i cittadini lombardi (dati dicembre 2022) è guidata dal +53,2% dei beni energetici; a seguire di rilievo anche il +12,1% di alimentari e bevande, il +8,7% di servizi ricettivi e ristorazione, il +8,2% di mobili e beni per la casa, il +7% di trasporti e il +4,2% di spettacoli e cultura.

Secondo i dati di CNA Lombardia, nella regione il valore dei lavori conclusi supera i 9 miliardi di euro. L’importo medio degli investimenti ammessi in detrazione in Lombardia è invece di 195 mila euro e a fine gennaio 2023, risultano completati lavori pari al 79,3% del valore totale degli investimenti ammessi in detrazione.

Non solo Superbonus: gli altri rischi per le imprese italiane

L’energia resta comunque in primo piano in termini di aumenti estremamente sensibili per imprese e famiglie specialmente nell’ultimo anno. Dopo i valori record di agosto 2022 (543 €/mwh) e di settembre (430 €/mwh), negli ultimi mesi il prezzo medio dell’energia elettrica si è sensibilmente ridimensionato, ma si conferma su livelli molto elevati (174 €/mwh a gennaio 2023). Nel 2022 il prezzo dell’energia elettrica, inteso come media dei valori mensili, risulta pari a 306 euro/mwh: si tratta di una variazione del +143% rispetto al dato medio del 2021 e del +665% sul prezzo medio del 2020.

Le imprese assorbono il 77% dei consumi elettrici registrati in Lombardia e l’aumento esponenziale del prezzo dell’energia elettrica nel 2022 ha influito sui bilanci delle aziende: a carico delle imprese lombarde si stimano maggiori costi per 7,6 miliardi di euro rispetto al 2021 (+87%). Di questi, quasi 5,4 miliardi ricadrebbero sull’industria e circa 2,2 miliardi sulle imprese dei servizi. La discesa dei prezzi nell’ultima parte dell’anno ha invece consentito di ridurre di circa 400 milioni il maggior costo rispetto alle stime effettuate lo scorso novembre.

Sul fronte del gas naturale a gennaio 2023 il prezzo medio si attesta sui 68 €/mwh: si tratta di un valore notevolmente inferiore rispetto ai livelli raggiunti ad agosto (233 €/mwh) e a settembre 2022 (187 €/mwh). Considerando l’intero anno solare 2022 il prezzo medio del gas naturale risulta pari a 123 €/mwh ed è un valore superiore del +137% rispetto al dato del 2021 e addirittura del +1.018% nei confronti del prezzo medio rilevato nel 2020.

 

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WallStreetItalia
21 febbraio 2023
Valentina Magri

 

Mandato fiduciario: cosa sapere e come usarlo

 

 

Trasferire solo formalmente i propri beni ad una fiduciaria, garantisce maggiore riservatezza sulla gestione del patrimonio.

 

Che cos’è il mandato fiduciario

Il mandato fiduciario è un accordo giuridico in cui un soggetto, chiamato fiduciante, trasferisce la proprietà formale di uno o più beni ad un’altra persona o ente, chiamato mandatario o società fiduciaria. In questo modo, il fiduciante mantiene la proprietà sostanziale dei beni, ma li affida alla gestione trasparente e riservata del mandatario. La società fiduciaria è obbligata a seguire le istruzioni del fiduciante per l’amministrazione dei beni.

Quali vantaggi implica il mandato fiduciario?

Il mandato fiduciario consente al fiduciante di trasferire la titolarità formale dei propri beni ad un soggetto terzo, come una società fiduciaria, senza perdere il controllo su di essi e senza rischiare di perderli o di intaccarne il valore in caso di dissesto della società fiduciaria. Infatti, i beni trasferiti alla fiduciaria formano un patrimonio separato di quest’ultima.

Trasferire i beni ad una fiduciaria consente di beneficiare di maggiore riservatezza sulla gestione del proprio patrimonio, poiché la fiduciaria è tenuta per legge a garantire la massima riservatezza sull’identità del fiduciante e sui dettagli del contratto di mandato fiduciario.

Il fiduciante, in qualsiasi momento, può richiedere un rendiconto sulla propria posizione patrimoniale amministrata dalla fiduciaria, richiedere la restituzione dei beni affidati e revocare il mandato, estinguere i rapporti con la fiduciaria.

Gestione e l’amministrazione dei beni

La fiduciaria si occupa della gestione del patrimonio del mandante mediante l’interposizione, assumendo l’obbligo di amministrare e gestire al meglio il patrimonio, le partecipazioni sociali o i valori mobiliari in linea con gli obiettivi stabiliti dal mandante.

È importante sottolineare che c’è una differenza tra l’amministrazione e la gestione dei beni: mentre l’amministrazione prevede la custodia e la cura dei beni da parte della fiduciaria, con il ritorno dei beni al mandante alla scadenza, la gestione implica l’investimento o il disinvestimento dei beni per generare profitti a beneficio del mandante.

Inoltre, la fiduciaria ha il compito di gestire i beni in conformità alle leggi e alle normative in vigore, nonché di fornire regolari rendicontazioni al mandante sullo stato dei beni e dei profitti generati.

La fiduciaria deve anche agire sempre nell’interesse del mandante e seguire le istruzioni che questi le fornisce. In caso di inadempienza, il mandante può recedere dal contratto di fiducia e richiedere il risarcimento dei danni subiti.

Quali vantaggi ne derivano?

La fiduciaria consente di distaccare formalmente una parte del proprio patrimonio per farlo amministrare e gestire da professionisti esperti, per diverse ragioni. Una volta incaricato tramite mandato, il fiduciario diventa formalmente il titolare dei beni del fiduciante e agisce nei confronti dei terzi.

La separazione patrimoniale, offerta dalla fiduciaria, protegge il patrimonio affidato dalle azioni dei creditori, garantisce maggiore privacy rispetto alla composizione del patrimonio, permette di ottenere investimenti mirati e seguiti da professionisti esperti in un contesto istituzionalmente riconosciuto e vigilato.

Altresì, la fiduciaria è spesso utilizzata per organizzare il trasferimento generazionale, tramite mandato fiduciario e istruzioni impartite dal mandante, per prevedere specifici diritti per alcuni membri della famiglia e istituire fondi non disponibili, rispettando i divieti dei patti successori e delle quote di legittima.

Il mandato fiduciario: cos'è e quali vantaggi?

Contenuto minimo di un mandato fiduciario

Il mandato fiduciario prevede un contratto che disciplina il rapporto tra il mandante e la società fiduciaria. Tale contratto deve contenere informazioni quali:

  • l’elenco dei beni e diritti affidati alla fiduciaria,
  • i poteri assegnati alla società, la possibilità per il mandante di modificare o revocare tali poteri in qualsiasi momento,
  • la facoltà per la fiduciaria di declinare istruzioni illegali o contrarie alle norme di legge,
  • il divieto per la società di cedere il contratto,
  • la data entro cui la fiduciaria deve rendere conto delle attività al mandante.

 

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Investment scam, che cos’è e come difendersi

 

 

Cresce il numero dei cosiddetti Investment Scam, che sfruttano schemi Ponzi, corsi per diventare milionari, piattaforme di trading fasulle: come non cascarci

 

La trasformazione digitale ha cambiato anche le abitudini di investimento degli italiani. Siamo da sempre un popolo di risparmiatori, affezionati a prodotti tradizionali, come i buoni fruttiferi postali. Negli ultimi anni, però, è aumentato l’interesse verso gli investimenti online, e con esso, si moltiplicano anche i casi di chi cerca di approfittarsene, con il cosiddetto Investment Scam.

È quanto emerge dall’ultimo Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie pubblicato dalla Consob, l’autorità che si occupa di vigilare sui mercati finanziari in Italia. Leggendo il documento, però, troviamo un importante punto su cui riflettere.

La mancanza di competenze economiche-finanziarie fa cadere più facilmente vittime di truffe. Infatti, continuano ad aumentare i casi di Investment Scam, ovvero raggiri fatti con la promessa di guadagni elevati, facili e immediati.

Spesso questi tentativi di truffa sono maldestri, ma possono avere conseguenze molto serie sui tuoi risparmi. Ti abbiamo già parlato del Social Engineering e del Money Muling, cyber-truffe particolarmente insidiose. In questo articolo, vogliamo segnalarti le modalità più frequenti con cui attori senza scrupoli o autentici criminali possono provare a sottrarti denaro con l’Investment Scam.

Attenti agli schemi Ponzi

Si tratta della classica “catena di Sant’Antonio” in versione digitale. In questo caso i truffatori useranno il denaro raccolto dai nuovi investitori, per remunerare quelli esistenti. In pratica non esiste alcun guadagno, ma una piramide che si regge finché viene alimentata da nuove truffe, finché tutto crolla.

Per funzionare, quindi, uno schema di Ponzi ha bisogno di trovare sempre nuove persone che verseranno denaro su un conto corrente o attraverso piattaforme come PayPal.

Il “reclutamento” avviene attraverso messaggi sui social network e, purtroppo, attraverso legami di amicizia. Infatti, un segnale d’allarme tipico di questa truffa riguarda l’invito a coinvolgere i tuoi famigliari e colleghi nell’investimento.

Diffida dei corsi che “fanno diventare ricchi”

In questo caso, il gancio per far partire la truffa è una figura che si auto-promuove attraverso i social network. Mostrerà uno stile di vita sfarzoso con ville e auto di lusso. I suoi profili saranno pieni di frasi motivazionali su come avere successo. Ovviamente non sarà gratis scoprire come effettivamente guadagna.

Ti inviterà a pagare corsi che, in alcuni casi, arrivano a costare svariate migliaia di euro. Di fatto non si tratterà di contenuti illegali, anche se difficilmente faranno crescere il tuo patrimonio.

Purtroppo, a volte, questi sedicenti guru ti convinceranno a investire denaro nella propria impresa, senza condividere con te alcun prospetto informativo o senza parlarti dei rischi ai quali ti esponi. Per fortuna è facile smascherare queste figure. Spesso basta una semplice ricerca su Google per scoprire che, al di fuori dei profili gonfiati sui social network e, magari, del proprio sito personale, non c’è traccia di loro. Nessuna testata ha mai parlato di loro e non risultano ricoprire alcun ruolo in nessuna azienda.

 

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Truffe dai call center: un fenomeno in crescita

Ora ci spostiamo verso una pratica del tutto illegale che, sfortunatamente, non accenna a diminuire. In questo tipo di truffa verrai contattato da un call center per conto di società di trading oppure da broker che proveranno a disorientarti con tecnicismi o dati manipolati. Leggeranno uno script per convincerti a investire in prodotti ad alto rischio come le criptovalute che – è bene ricordarlo – dall’inizio dell’anno hanno perso quasi il 50% del valore.

In Italia questo tipo di telefonate “a freddo” è vietato, ma le chiamate spesso partono da Paesi con una regolamentazione più allentata. Sono tentativi che molte volte hanno successo, perché chiedono di partire con piccole somme, in genere tra i 200 e i 500 euro. Denaro che, quasi sicuramente, andrà perduto, perché sarà difficile tanto disinvestirlo quanto intascare gli eventuali profitti da piattaforme opache, con commissioni elevate.

Quindi ti consigliamo vivamente di non lasciarti sedurre e di riagganciare subito se ricevi questo tipo di telefonata.

Le piattaforme fasulle per gli investimenti in azioni

Si tratta di una truffa che si è diffusa nell’ultimo anno ed è spesso veicolata tramite un SMS. Anche in questo caso, l’adescamento avviene attraverso la promessa di un guadagno facile con un piccolo investimento. Di frequente, vengono pubblicizzate azioni di aziende famose, come Amazon.

Uno dei messaggi più diffusi, raccontati in questo articolo, è: “Amazon batte la pandemia e continua la grande crescita +46%! Chi ha investito online 200 euro ha generato un secondo stipendio!”. Ovviamente si tratta di informazioni false. Ma non è questo il punto.

Cliccando sul link contenuto in questi messaggi verrai dirottato verso piattaforme di trading manipolate che, mostrando dati fasulli, ti illuderanno di guadagnare denaro, salvo non permetterti di recuperare neppure un centesimo.

 

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Come non cadere vittima dell’Investment Scam

Con questo articolo non stiamo dicendo che tu debba rinunciare a investire, anzi. Vogliamo solo ricordarti chei prodotti con rendimenti maggiori sono quelli più rischiosi, con maggiori possibilità di perdita e quindi bilanciamento e diversificazione sono i due principi fondamentali per un portafoglio di investimenti in salute.

Il miglior modo per valutare che tipo di investimenti fare, quindi, è consultarti con un consulente finanziario professionista, lasciando da parte broker truffaldini e sedicenti guru dell’investimento fai-da-te.

In generale, prima di affidare il tuo denaro a qualcuno, ti invitiamo a seguire le semplici regole segnalate dalla Consob:

  • Chiedi il nome ufficiale della società, per cercare su Google dov’è la sua sede legale e il sito internet;
  • Chiedi quale ente l’ha autorizzata e il numero di autorizzazione, che può essere utile per compilare un eventuale esposto nel caso rilevassi comportamenti poco trasparenti.

 

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VoceArancio
22 settembre 2022

 

Il prestito personale: cos’è e come funziona

 

 

Il prestito personale è un credito destinato ai consumatori. Per richiederlo devi essere residente in Italia e avere un’età compresa tra 18 e 70 anni. Per ottenere un prestito personale dovrai dimostrare di essere in grado di restituire alle scadenze stabilite la somma ottenuta in prestito. Questa capacità si chiama “merito creditizio” e viene valutata dal finanziatore prima di concedere il prestito.

 

Caratteristiche del prestito personale

Alcuni elementi che dimostrano di avere una buona “capacità di rimborso” sono:

  • non avere mai tardato nel pagamento di rate di finanziamenti precedenti;
  • non essere mai stati protestati (cioè non essere iscritti nel “registro dei protesti” per il mancato pagamento di una cambiale, di un vaglia cambiario o di un assegno bancario);
  • non avere chiesto importi sproporzionati rispetto alle possibilità di restituzione.

A chi è utile un prestito personale?

Il prestito personale consiste nel finanziamento di una determinata somma, che viene utilizzata per bisogni personali o familiari: ad esempio per l’acquisto di un’auto, di un televisore, di un corso di lingue, o di tutte queste cose insieme. Per questo si dice che è una forma di credito non finalizzato: non è cioè collegato all’acquisto di uno specifico bene o servizio.

Il prestito personale ti dà la possibilità di ricevere per intero la somma che ti serve (fino a un massimo di 75.000 euro), che restituirai un po’ alla volta secondo un piano di rimborso a rate costanti nel temp

 

Infografica, chiedere un prestito personale

 

Punti di attenzione

Il prestito personale è un impegno economico importante da sostenere nel tempo, sia per una persona sia per una famiglia. Rimborsare le somme prese a prestito potrebbe risultare gravoso. Potresti non riuscire a restituire puntualmente il finanziamento. In caso di mancato pagamento delle rate, il finanziatore può ricorrere a tutte le azioni previste dalla legge per riscuotere il suo credito, dai solleciti formali al ricorso al giudice.

Il mancato rispetto anche di una sola delle scadenze previste per il pagamento delle rate può comportare maggiori costi, a partire dagli interessi di mora, cioè interessi ulteriori che si aggiungono a quanto dovuto.

A seguito della stipula del contratto, il finanziamento può essere segnalato, dall’intermediario che lo ha concesso, in diversi sistemi informativi sui crediti (SIC). Se è di importo pari o superiore a 30.000 euro, sarà sicuramente segnalato nell’archivio gestito dalla Banca d’Italia, chiamato Centrale dei rischi (CR).

È bene tener presente che avere già dei finanziamenti potrebbe renderti non meritevole di ottenere ulteriore credito, ad esempio perché si valuta che saresti indebitato oltre le tue possibilità.

Quando un finanziamento viene definito “credito ai consumatori“, la legge prevede particolari tutele e diritti rispetto ad altri tipi di finanziamento.

 

Il prestito personale, interessi e altri costi

 

Interessi e altri costi

Il costo dipende da diverse variabili:

  • l’importo del prestito;
  • la sua durata;
  • il tasso di interesse applicato;
  • le spese iniziali, come quelle di istruttoria;
  • le spese per il pagamento delle rate;
  • eventuali spese assicurative.

Alcune commissioni e spese sono fisse e non dipendono dalla somma richiesta. Quindi incideranno di più se l’importo richiesto è basso.

Il costo di questa forma di finanziamento può essere più oneroso di altre, dato che non è garantito da un immobile. Può però essere assistito da garanzie personali, ovvero una fidejussione, o da una polizza assicurativa.

Una misura che sintetizza il costo complessivo del finanziamento è il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), perché tiene conto sia del tasso di interesse applicato sia delle spese aggiuntive.

 

Il prestito personale, interessi e altri costi

 

Regole

Puoi recedere dal contratto entro 14 giorni dalla data della firma inviando una comunicazione al finanziatore secondo le modalità indicate nel contratto stesso. Per recedere non devi dare alcuna motivazione. Se nel frattempo hai ricevuto il finanziamento, anche solo in parte, devi restituire la somma ricevuta entro 30 giorni dalla comunicazione del recesso, pagando gli interessi maturati fino alla restituzione.

Recedere dal contratto di credito significa recedere anche dai servizi accessori forniti dal finanziatore o da terzi, a meno che i terzi non dimostrino che forniscono autonomamente tali servizi, a prescindere dall’accordo con il finanziatore. Anche il finanziatore può recedere, ma deve comunicarlo al consumatore con almeno due mesi di preavviso.

Puoi rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento in tutto o in parte l’importo dovuto. In questo caso hai diritto alla riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e degli eventuali costi – che di fatto hai anticipato – dovuti alla vita residua del contratto.

Valuta se la rinuncia a una quota del tuo reddito può incidere sulla tua quotidianità e sui tuoi impegni futuri. Considera tutte le possibili entrate personali, sia quelle fisse come lo stipendio che quelle straordinarie, come la liquidazione/TFR, per capire se puoi sostenere questo finanziamento.

Tieni in considerazione che durante il periodo del finanziamento possono accadere imprevisti che richiedono nuove uscite (ad esempio spese mediche, per la casa, per i figli), oppure eventi inaspettati (la perdita del lavoro o la cassa integrazione), che fanno diminuire le entrate.

Esamina le offerte presenti sul mercato leggendo le loro caratteristiche sui fogli informativi. Per orientarti puoi anche consultare motori di ricerca che confrontano le offerte. Per confrontare le offerte utilizza anche il TAEG, che tutti gli intermediari devono pubblicare.

Errori ricorrenti

Per ottenere un prestito personale puoi rivolgerti a una banca o a una società finanziaria autorizzata. Prima di firmare, verifica sempre se l’intermediario a cui ti sei rivolto è presente negli Albi ed elenchi di vigilanza tenuti dalla Banca d’Italia e se è, quindi, autorizzato all’esercizio dell’attività bancaria o finanziaria.

Sappi che gli intermediari finanziari possono servirsi di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi, che devono anch’essi essere iscritti in appositi Elenchi tenuti dall’OAM – Organismo degli Agenti e dei Mediatori. Anche in questo caso, verifica sempre che l’agente o il mediatore sia iscritto negli Elenchi dell’OAM.

 

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Banca d’Italia

 

Vuoi iniziare risparmiare e ti chiedi come? Ecco la regola del 50-30-20

 

 

Se c’è una cosa che abbiamo capito è che nei prossimi tempi conviene mettere in campo qualunque strategia per risparmiare. Prova la regola del 50-30-20 e organizza meglio le tue finanze

 

La conosci la regola del 50-30-20? Il caro vita e il caro bollette, cose ben poco piacevoli e ben poco ‘care’, stanno costringendo già oggi molti italiani a mettere in campo strategia per risparmiare. Sì, perché non si tratta soltanto di vivere o sopravvivere, ma anche di mettere qualche soldo da parte per spese impreviste o piccoli progetti personali. È vero che la crisi economica e la crisi energetica mordono sempre più in profondità, ma è anche vero che spesso commettiamo sprechi senza neanche accorgercene.

Cosa fare allora? Una delle strategie più intelligenti per iniziare a risparmiare davvero è quella di applicare la famosa regola del 50-30-20. Una regola per certi versi davvero semplicissima, ma che necessita di un discorso approfondito e di strumenti semplici ma adeguati.
Se insomma sei qui, su questo sito, per capire come risparmiare, allora scopriamo insieme questa strategia.

Cos’è la regola del 50-30-20? Ecco come imparare a risparmiare

La prima cosa da fare è imparare a gestire il proprio budget mensile in maniera consapevole. Ed è a questo che serve il metodo del 50-30-20. Una gestione intelligente permette non solo di mettere da parte qualche soldo in più, ma anche di sviluppare una serie di sane abitudini di spesa, che, una volta apprese e fatte proprie, diventano degli automatismi. E soprattutto permettono di portare avanti qualche progetto personale o di affrontare con serenità spese impreviste. La regola del 50-30-20 è davvero elementare, si tratta semplicemente di suddividere le spese mensili in tre macrocategorie:

  1. I bisogni (ciò che è necessario);
  2. I desideri (ciò che non è necessario, ma che rende la vita piacevole);
  3. I risparmi e gli eventuali obiettivi finanziari.

Ad ognuna di questi settori di spesa verrà applicata una percentuale del budget mensile familiare.

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I bisogni

Si è capito come i numeri 50-30-20 della regola rappresentano le percentuali di spesa ammesse per ogni macrosettore. Per capire come risparmiare, occorre avere una gestione quanto mai precisa di queste percentuali. La parte più consistente delle entrate mensili devono essere destinate al settore dei ‘bisogni’. Cosa si intende? Si tratta di tutto ciò che è necessario alla vita: la spesa alimentare, ovviamente, ma anche le utenze (elettricità, gas, acqua, internet, etc.), l’eventuale affitto di casa o il mutuo, le spese legate all’automobile e in generale ai trasporti.

  • Affitto mensile
  • Bollette di luce e gas
  • Trasporti
  • Assicurazioni (assistenza sanitaria, auto o animali domestici)
  • Spesa alimentare

I desideri rappresentano il 30% del budget

Imparare a risparmiare significa comprendere quali sono le cose necessarie e quali semplicemente piacevoli. La seconda voce della regola del 50-30-20 prevede che il 30% del budget venga speso per ciò che desideriamo e ci procura piacere. Si tratta di spese che riguardano attività accessorie, non necessarie, ma comunque utili.

Ti piace una nuova giacca che costa 100 euro? Ecco una spesa non necessaria, ma utile. Ti piacerebbe trascorrere un weekend in qualche capitale europea o in montagna o dove preferisci? Ecco un altro esempio. Cenare fuori e andare al cinema sono cose di tuo gradimento? E così via. Non dobbiamo essere austeri e severi con noi stessi: il 30% del nostro budget può essere investito per queste spese piacevoli. L’importante è che la percentuale non aumenti.

  • Cene fuori
  • Shopping e abbigliamento
  • Vacanze
  • Abbonamenti in palestra
  • Abbonamenti per servizi di intrattenimento (Netflix, HBO, Spotify)
  • Generi alimentari non essenziali

Il risparmio rappresenta il 20% del budget

La regola del 50-30-20 prevede infine che l’ultima percentuale, la minore, sia dedicata al risparmio. Cosa significa? Semplice: questa quantità di denaro deve essere messa da parte, dobbiamo fare conto che non esista, che sia intoccabile.

L’unica spesa ammessa è qualora abbiamo un debito o un finanziamento: la quota da pagare va inserita appunto in questo 20%.

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La regola del 50-30-20 è semplice, ma imparare ad usarla (e a risparmiare) implica impegno

Detta così, la regola del 50-30-20 sembra davvero molto semplice. Ma andiamo un po’ più a fondo. La prima questione da affrontare è calcolare con precisione l’entità delle proprie entrate. Chi lavora, ad esempio, come freelance, ha più difficoltà in questo calcolo rispetto a chi è impiegato e ha un’entrata fissa.

La regola del 50-30-20, comunque, andrebbe sempre applicata.

La seconda questione riguarda la possibilità di personalizzare la regola. Non tutti i budget mensili sono simili e soprattutto le spese dipendono anche dal luogo in cui si vive.

Facciamo un esempio. Se viviamo in affitto, è ovvio che una casa a Milano costi molto di più di una casa in un paesino del Meridione. E vale lo stesso, in generale, per il costo della vita. E così, è possibile che convenga aggiustare le percentuali: se si vive in una città grande e ‘costosa’, e il nostro budget non è elevatissimo, si potrebbe personalizzare la regola del 50-30-20 trasformandola in regola del 60-25-15.

Il motivo è semplice: sono i ‘bisogni’ a pesare notevolmente in più. È ovvio che così si riducono le quote per i ‘desideri’ e per i ‘risparmi’: se ad esempio si ritiene che mettere qualcosa da parte sia fondamentale, la si potrebbe aggiustare anche in 60-20-20. Insomma, la personalizzazione si chiama così proprio perché risponde a esigenze personali.

Risparmiare con la regola del 50-30-20: come tenere conto di entrate e uscite in maniera precisa?

Utilizzare questa regola permette un risparmio mensile che può essere nel tempo notevole. Bene. Ma per applicare al meglio il metodo del 50-30-20 (o una sua personalizzazione), conviene utilizzare la tecnologia. In effetti, o si utilizza il vecchio foglio di carta sul quale appuntiamo quotidianamente le spese che facciamo, operazione suggestiva ma alquanto macchinosa e complessa, oppure possiamo convertirci alla tecnologia.

Esistono, così, due strade percorribili: la prima e più semplice è quella dell’utilizzazione del programma Word, praticamente il sostituto digitale del foglio di carta; la seconda è quella dell’utilizzazione di un foglio di calcolo, ma lì bisogna essere un po’ più esperti. Se tutti questi metodi non ti convincono, esistono comunque delle ottime app di risparmio che permettono di gestire le proprie finanze su base mensile.

 

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La maggior parte di queste applicazioni dà la possibilità di tenere conto sia delle entrate che delle uscite, di suddividere le spese in categorie, di mantenere l’attenzione su quanto si sta riuscendo a risparmiare.
Di questi tempi, sicuramente non facili e decisamente burrascosi, risparmiare più che una scelta sta diventando sempre di più una questione di sopravvivenza.

Come utilizzare questa regola

Ecco una serie di step da seguire per poter usufruire efficacemente di questa regola per la gestione delle proprie finanze:

  1. Definisci le tue entrare. Per prima cosa devi determinare il tuo budget complessivo mensile, in base alle entrate. Questo sarà il capitale che andrà poi destinato alle varie percentuali. Se sei un freelancer un consiglio è quello di considerare una media mensile delle tue entrate, al netto di tasse e costi legati all’attività. Se invece sei un lavoratore dipendente, puoi prendere come riferimento la busta paga, considerando anche i costi legati all’assicurazione sanitaria e al fondo pensione.
  2. Categorizza tutte le spese. Il secondo step è quello di identificare tutte le uscite mensili più comuni e suddividerle nelle tre categorie “essenziali”, “discrezionali”, “obiettivi finanziari”. A tal fine può essere utile controllare l’estratto conto dei mesi precedenti per identificare le voci di costo più comuni e utilizzare un foglio di calcolo, come Microsoft Excel. Per suddividere le spese, tieni a mente che le necessità sono tutte quelle spese a cui non puoi fare a meno, mentre i desideri rappresentano un lusso, un qualcosa in più. Tutto il resto va destinato a debiti, contributi pensionistici o risparmi per il futuro. Esegui questo passaggio con attenzione, perché una volta completato, è consigliato non cambiare la classificazione in corso d’opera.
  3. Adatta la regola alle tue esigenze. Una volta definite tutte le spese, si possono fare alcune valutazioni per rendere propria questa regola. Ad esempio, se vivi in una città molto cara, come Milano, potrebbe non bastarti il 50% delle tue entrate per coprire tutte le spese essenziali. Potresti quindi optare per una suddivisione 60/20/20. Al contrario, se hai raggiunto una buona posizione lavorativa, potresti non aver bisogno della metà del tuo reddito per le necessità e decidere di seguire la regola 40/30/30. O ancora, se ti trovi a dover far fronte a un po’ più di debiti, puoi decidere di seguire la suddivisione 50/20/30. Allo stesso tempo, nel caso in cui le spese primarie siamo eccessive, puoi decidere, ad esempio, di optare per fornitori di servizi (come internet, luce, gas) più economici, preferire un affitto meno caro, oppure eliminare qualche spesa superflua.

Si ha quindi a disposizione una regola adattabile alle proprie esigenze, le cui percentuali vanno prese come parametri di riferimento e non come limiti insormontabili.

Tuttavia, queste variazioni non possono essere troppo radicali: non si possono azzerare le spese discrezionali, in quanto dobbiamo concederci qualche svago, ma neanche gli obiettivi finanziari. È infatti quest’ultima voce che permette di aumentare il budget a disposizione nel medio-lungo periodo ed è quindi consigliabile non scendere al di sotto del 20%.

 

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InvestireOggi
Ottobre 2022
Alessandra Di Bartolomeo